Una strada inevitabile per la Macroregione

Generalmente non ho simpatie per le posizioni autonomiste, da Conservatore attento al futuro e senza scendere nel bieco complottismo trovo inquietante per la sua regia finanziaria l’indipendentismo catalano 2.0, e ritengo che le spinte proto-leghiste che portarono al federalismo in Italia, siano state l’elevazione a potenza della già sciagurata quanto involutiva vicenda regionale. Ancora peggio, penso del moderno neoregionalismo autonomista dei recenti referendum in Lombardia e Veneto, maldestro tentativo di “rilanciare” sul tavolo federalista, una falsa soluzione ad una errata individuazione di un problema. La “vulgata autonomista” ha trovato così largo consenso nel nord del Paese, in quanto furbescamente i vari leader lumbard, di cui questa fece le fortune, la proponevano come soluzione ai flagelli della burocrazia e della pressione fiscale a cui venne arbitrariamente dato il volto dello stato centrale. Il risultato fu il pasticcio federalista che la burocrazia e la pressione fiscale finì per aumentare. Questione assolutamente diversa sarebbe quella della “macro regione autonoma del Sud”, se questa venisse intesa, non come un’ulteriore appesantimento burocratico, ma come una grande operazione geopolitica finalizzata a fare del mezzogiorno crocevia economico e punto strategico dell’ auspicato “piano Marshall” per gli aiuti al continente africano. Dovrebbe essere un’entità politica, capace di pretendere dallo Stato nazionale, una “discriminazione fiscale positiva” e snellimento burocratico, per le attività economiche nate al Sud, perché al netto delle farneticazioni del “neo-fritturismo politico” di De Luca, che novello Keynes mira alla realizzazione di un modello di piena occupazione dando 20000 posti nella pubblica amministrazione, il mezzogiorno ha una speranza se riparte l’impresa meridionale. Economia meridionale ricordiamo che per tessuto e composizione è totalmente diversa dall’economia scritturale che il sistema dice di voler aiutare.
Una grande operazione politica quindi, che dovrà saper essere una grande mobilitazione di orgoglio identitario, capace di opporsi alla moderna narrazione anti meridionale, non quella nordista cafonesca del residuo fiscale, ma quella subdola e più pericolosa in quanto nata da nati nel meridione, quella dei vari Saviano, Capacchione e compagnia, quella che nell’immaginario collettivo, ha assimilato al concetto di realtà economica meridionale quello di crimine organizzato.
Una attenta operazione politica-culturale, che agisca sulla mentalità di una nuova visione del Sud come motore trainante.
Se la macro regione autonoma saprà essere tutto questo, probabilmente verrà data la possibilità al mezzogiorno finalmente la possibilità di arrivare puntuale al proprio appuntamento con la storia. Se invece si immagina di creare l’ennesima burocrazia, magari per assumere qualche impiegato, in linea col pensiero neo-fritturista, beh forse è meglio tenersi l’attuale sistema.

Sabino Morano per il Roma del 14 dicembre 2017

 

Verso Sud