Se Mentana facesse lo storico.

E’ “assurda” la posizione dei docenti meridionali che parlavano di deportazione?

Mentana è sempre Mentana, non si smentisce mai. Il casus belli è presto detto: al rientro della salma di Vittorio Emanuele III il nostro storce il naso, e sottolinea con un post sulla sua pagina social che il “marchio di infamia resta indelebile per la firma sui provvedimenti che cancellarono la democrazia, e poi sulle orrende leggi razziali, e infine per l’ignominiosa fuga da Roma dopo l’8 settembre”. Bene, bravo bis avrà pensato qualcuno, tra i quali anche un certo sig. Di Vaio, il quale tuttavia commenta rimarcando che “il cognome Savoia riguarda vicende ben più gravi, ad esempio l’invasione del meridione con paesi rasi al suolo e uccisioni di massa. Questa però è una storia vergognosa che si preferisce tenere segreta”.
Apriti cielo! Per il giornalista di punta di La7 trattasi inequivocabilmente del “solito piagnone, polarità opposta del razzista padano”.

E così con una battuta nella categoria del “solito piagnonismo” vengono annoverati una guerra portata avanti senza dichiarazione formale, passata attraverso interi paesi rasi al suolo, come Casalduni e Pontelandolfo, stragi come quella di Bronte, infamie come la legge Pica e campi di concentramento come Fenestrelle. Il tutto basandosi sulle teorie razziste di Lombroso, di cui si trovano tracce anche nella Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Sicilia del 1871, che suddivideva gli abitanti del nuovo regno in bianchi e non bianchi in base alla latitudine, e sulla esecuzione sommaria di innocenti che venivano decapitati sul posto per poi essere esposti, ancora oggi, quale macabro reperto nel museo dedicato al criminologo torinese. Ancora gli si potrebbero ricordare le parole di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, quando afferma che “rispetto alle violenze, gli omicidi, gli stupri fatti in Basilicata in Calabria, in Puglia… le fosse Ardeatine non sono nulla. Quando venivano ammazzati 10 romani per ogni tedesco ucciso nelle fosse Ardeatine, quando veniva ucciso un piemontese, erano uccisi 100 calabresi, per ogni piemontese ucciso.” Ma la vera domanda è: con Mentana ha senso citare le fonti?

Eh sì perché vi è un precedente, che risale ai tempi della cosiddetta legge sulla buona scuola, quando Mentana apostrofava con “assurda” la posizione dei docenti meridionali che parlavano di deportazione, ironizzando sul fatto che ignorassero la storia del proprio paese. Anche allora si accese un dibattito analogo, e vi fu qualcuno che gli fece presente che tali deportazioni di meridionali nel nostro paese vi erano state per davvero,  all’ atto della cosiddetta unità, e che prima del 1861 del condizioni economiche nella nostra terra non erano affatto disagiate, ma lo divennero in seguito a causa delle scelte scellerate dei nuovi governi “unitari”. In quel contesto furono citate molte fonti:  lo studio di Ciccarelli e Fenoaltea pubblicato da Bankitalia nel 2009, quello di Stéphanie Collet sui titoli di stato napoletano considerati bene rifugio per la loro solidità finanziaria, mentre quelli piemontesi erano 140 punti di spread più in basso, e ancora Scienza delle Finanze di Francesco Saverio Nitti, Gramsci e così via.

Quel qualcuno era il sottoscritto, ma quel che conta veramente è la data: Agosto 2015. Sono passati due anni e mezzo, a quelle obiezioni non vi è mai stata risposta e, ancor peggio, Mentana continua a derubricare il tutto come piagnonismo o leghismo meridionale senza approfondire alcunché. Chi è di Napoli ricorderà una trasmissione locale di carattere comico in cui l’attrice Rosalia Porcaro interpretava una famosa suocera che, ogni qualvolta sentiva di essere stata accusata di ignoranza, ribatteva sottolineando che casa sua straripava di libri conservati in ogni dove, ma sorvolava sul fatto che li avesse letti o meno. Siccome anche il nostro direttore ama fotografarsi dietro scrivanie sommerse di libri e pubblicarle sui suoi social, non vorremmo che facesse la fine della suocera napoletana: capiamo gli impegni ed il lavoro, ma ci chiediamo se oltre due siano un tempo sufficiente per andarsi a scartabellare almeno qualcuna delle fonti citate e, magari, rivedere qualche sua posizione alquanto infondata, per non dir di peggio. Attendiamo con ansia l’esito degli eventi.

Lorenzo Piccolo per il Roma del 18 gennaio 2018

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