Quel Sud derubato anche dall’Europa

Juncker e la commissione europea da lui presieduta hanno un vizietto cui non sanno rinunciare: dire agli stati europei, in particolare a quelli del sud, cosa devono fare, come devono votare e anche come spendere i propri soldi. L’ultimo capitolo di questa impopolare saga si intitola Bilancio Europeo 2021 – 2027 e prevede di triplicare la spesa per gestire i migranti fino a 33 miliardi in tutta Europa. Per quanto riguarda gli oneri riservati all’ Italia, dove trovare tali risorse è presto detto: meno fondi alla coesione, ovvero alle aree meno sviluppate, il che si traduce in circa 7 miliardi in meno per il Mezzogiorno. Inutile sottolineare che il governo attualmente in carica ha prontamente approvato la bozza di bilancio.

Dal punto di vista del “sistema UE”, le ragioni di tanto interesse per l’immigrazione sono di facile comprensione: in un regime di cambi fissi quale è l’euro, non esiste possibilità alcuna di agire  sui valori di cambio delle valute, pertanto l’unico modo per mantenere la competitività con la Germania è spingere i salari al ribasso. Il modo più semplice è favorire l’arrivo in massa di persone disposte a lavorare, rispetto agli autoctoni, per meno soldi e con meno diritti: dietro la facciata rassicurante dell’accoglienza si nasconde lo schiavismo 2.0.

A sua volta il “sistema italia” ha prontamente aderito a tale progetto, accettando di spostare di fatto una parte consistente dei propri fondi dal Mezzogiorno alla cosiddetta gestione dell’immigrazione. Prima di procedere oltre, va smontato un altro caposaldo della narrazione mainstream dei fenomeni migratori: i soldi per la cosiddetta prima accoglienza non sono fondi che la UE generosamente elargisce a questo paese, sollevandola dal peso di distrarre gli stessi da altre emergenze. In base ad una indagine pubblicata dalla Corte dei Conti ( “La prima accoglienza degli immigrati: la gestione del Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo 2013 – 2016” ), risulta infatti che per il 2016 il costo è stato di circa 1,7 miliardi spesi da questo stato a fronte della miserevole cifra di 46 milioni messi a disposizione dalla UE.

Chiarito tale aspetto, è evidente che il “sistema italia” spera di ottenere dai migranti quanto già ottenuti in passato, in particolare durante il famoso boom economico, dai terroni con l’immigrazione interna: importare manodopera a basso costo per l’industria nazionale, ovvero settentrionale. Probabilmente in questo momento storico gli immigrati sono considerati di minori pretese rispetto ai “terroni”, rei evidentemente di aver innalzato troppo l’asticella delle proprie aspettative, da qui la decisione di investire di più dove ritenuto più conveniente.

Nessuna sorpresa invece, dal nostro punto di vista, rispetto al fatto che a prendere una decisione così scellerata per il Mezzogiorno sia stato un governo, seppur provvisorio targato PD, il partito contraddistintosi in questi anni per gli investimenti infrastrutturali concentrati al nord in percentuali bulgare, e per aver portato la disoccupazione al Sud al doppio e il potere d’acquisto a meno della metà rispetto a quanto registrato nel settentrione.

di Lorenzo Piccolo per il Roma del 10 maggio 2018

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