“Q.M. Questione Meridionale” dalla cultura all’azione

 

«Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro»

Partendo da questa massima di Tucidide, l’editore Gino Giammarino ha varato “Questione Meridionale”, il nuovo supplemento de “Il Brigante”. Ma non solo, ha fatto susseguire a questa pubblicazione una serie di eventi che hanno portato gran parte dei movimenti meridionalisti che da tempo compongono la galassia politica del Sud identitario a firmare la “Carta di Melfi”. Nome evocativo che nella pratica, in tempi che sembrano oramai maturi, ha in progetto un percorso politico che da tempo molti auspicano.

Una Risultante. Ma procediamo con ordine.

Nel primo numero di QM vi sono diversi interventi che fanno il punto sulla “questione meridionale” e sul meridionalismo e lo fanno capitalizzando la conoscenza della nostra storia, aprendo prospettive inedite sul presente e tracciando scenari futuri.

Si va da Gennaro de Crescenzo dei Neoborbonici che spiega il senso del Raduno di Gaeta, a Nando Dicè di Insorgenza Civile che ci spiega il senso del “Meridionalismo identitario” alla luce della globalizzazione, ad Antonio Gentile che intervista Günther Dawen, leader dell’European Free Alliance.

Lo scopo di tale approccio eclettico? «Trovare quella “Risultante” che (..) è la forza finale che deriva dallo scontro di varie forze contrapposte, configurandosi diversa da tutte quelle che la compongono, eppure rappresentandole tutte». E come potrà realizzarsi questa difficile missione? «Ascolto, coordinamento e rispetto sono le tre direttive per costruire, tutti uniti, una necessaria ‘governance’ per il neo-meridionalismo».

Gino Giammarino parte dal “Il Brigante”, testata multimediale formata da una componente social e web, ed arriva a “QM” per costituire l’approfondimento che non ha i limiti che impone la velocità della rete… «Questa pubblicazione trimestrale contribuisce all’ampliamento del discorso che costituisce l’humus meridionalista… Vuole essere una sorta di Treccani del meridionalismo, diventando una voce importante dello sviluppo della comunità meridionalista» dichiara l’editore

Ma qual è il futuro del meridionalismo?

Per Giammarino «Il meridionale purtroppo non sa fare gruppo in vista dell’obiettivo, ma aspetta che qualcuno prepari il mezzo per raggiungere l’obiettivo e poi salirci sopra… I meridionalisti oggi devono fare come la Lega ha fatto anni fa: fare sintesi, trovare la ‘risultante’, come abbiamo già discusso a Melfi, dove ogni anno avremo incontri in cui si parlerà di comunicazione al Sud e si cercherà di raccogliere le forze del meridionalismo per costruire, appunto, la ‘risultante’. Nel primo incontro è emersa con forza la volontà di coesione, di fare… Per la fine del mese (di aprile – ndR) avremo la Carta di Melfi, una sorta di manifesto meridionalista e insieme un’agenda degli eventi.»

E infatti, sulla spinta di “QM”, domenica scorsa i Meridionalisti questo documento lo hanno firmato in un evento pubblico dal sapore politico più che culturale.

Argomenti centrali: Macroregione, tema molto dibattuto in questi giorni con il Comitato Referendario guidato dal giornalista Alessandro Sansoni molto attivo, e Quota 34%, cioè la legge già esistente che dovrebbe riequilibrare lo ‘spread’ infrastrutturale fra nord e Sud ed Identità come leitmotiv di un percorso che sembra avviato.

Alla riunione dove i Meridionalisti hanno firmato la “carta di Melfi” c’erano tutti i leader dei movimenti meridionalisti, 5 regioni rappresentate e tanta volontà di andare oltre.

«Ogni forma di politica anti–sistemica di ampio “consumo” in quanto vera, non è stata contrastata dal muro contro muro, dal “vero-falso” ma da un sistema numerico elettorale denominato maggioritario.» hanno affermato gli Insorgenti presenti.

La sconfitta culturale del Sistema che di anno in anno, di episodio in episodio, di guerra in guerra, dà nei fatti ragione ai suoi nemici, all’interno è strutturato in sistema anti-culturale, cioè come un sistema che antepone la ragion di Stato alla verità, la governabilità alla giustizia sociale, i mercati ai popoli e la convinzione che con due 15% saldi nelle mani di Renzi da un lato e Berlusconi dall’altro, fa in modo che tutto resti filtrato da loro.

Il muro contro muro è una trappola?

I meridionalisti sembrano anche in questo avere le idee chiare: «Per chi dall’isolamento trae utilità nel costruire classe dirigente, continui a farlo, ma se poi ha idea di fare una proposizione cultural-politica, sappia che il fallimento di Di Maio alle consultazioni è il futuro inevitabile di tale inconcludenza».

Lasciamo stare per un attimo la questione se i grillini siano manovrati o no, se siano in buona fede o no, resta il fatto incontrovertibile che in questo mese di Di Maio ha rappresentato non solo il fallimento dell’isolazionismo ma nei fatti la morte politica, (quella elettorale è cosa diversa) della proposta politica antisistemica frontale e questo sembra convinzione di tutti.

 

 

 

di Riccardo Bruno per il Roma del 10 maggio 2018

Verso Sud