“Povertà diffusa”, si, ma solo al Sud

Nell’ambito dei lavori per la definizione del DEF il presidente dell’ISTAT Giorgio Alleva ha tenuto un’audizione presso commissioni speciali riunite di Camera e Senato. Due in particolare i dati emersi durante i lavori: se da un lato le famiglie senza lavoro, ovvero quelle in cui “tutti i componenti appartenenti alle forze lavoro erano in cerca di occupazione” sono aumentate progressivamente nel corso dell’ultimo decennio, dall’altro la maggior parte delle stesse è concentrata nel Mezzogiorno.

Nel 2017 le persone in povertà assoluta sono circa 5 milioni, 1.1 milioni di famiglie,  che rappresentano l’8,3% della popolazione residente, una percentuale pressoché raddoppiata in appena un decennio: nel 2008 tale percentuale infatti si attestava intorno al 3,9%. È la conseguenza delle politiche economiche all’insegna della più spietata austerità applicata dal governo Monti in poi, segno che tali ricette non solo non hanno risolto il problema del debito che anzi è aumentato, ma hanno anche prodotto altra povertà. Ed è anche l’effetto di lungo corso di due decenni di euro e di mercantilismo tedesco, l’unico esportatore netto intra UE, che hanno provocato il crollo del 25% circa della produzione industriale del paese.

D’altro canto oltre la metà, ben il 56,1%, del milione e 100mila famiglie senza lavoro è residente al Sud, e il dato è ancora più sconfortante se confrontato col il nord: l’incidenza di tali famiglie è circa 2 ogni 100 nel settentrione rispetto a 7 su 100 nel Mezzogiorno, ovvero oltre il triplo. Un dato di certo non inaspettato se si considerano scelte di sistema quali il federalismo energetico, quello fiscale, la concentrazione al nord del sistema bancario o i maggiori trasferimenti pro capite agli enti locali, scelte che strutturalmente trasferiscono fondi in misura maggiore solo in una parte del paese. Ma si tratta anche della diretta conseguenza delle scelte operate dai governi susseguitisi nella legislatura appena conclusasi, e che dalle infrastrutture ai grandi eventi passando per la cosiddetta via della seta e la rete internet a banda larga hanno portato a sviluppare il solo nord.

Va registrato, ormai senza sorpresa alcuna, che il dato allarmante di una povertà così diffusa e concentrata nel solo Mezzogiorno è passato per lo più inosservato agli occhi non solo della stampa ufficiale, ma anche delle forze politiche tutte, ivi compresi l’attuale presidente della Camera e il principale esponente del partito più votato alle scorse elezioni. Ad ulteriore conferma, ove mai ve ne fosse ancora bisogno, che il solo dato anagrafico relativo al luogo di nascita non è affatto garanzia di interesse per il Mezzogiorno.

 

di Lorenzo Piccolo per il Roma del 17 maggio 2018

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