Plebiscito truffa, l’unità di conseguenza

Il 21 ottobre si ricorda il Plebiscito, Ritenuto da molti l’atto definitivo di unione fra i Napoletani e il resto della penisola.
In realtà il Plebiscito fu solo un passaggio di un piano che oggi possiamo capire con chiarezza visto il suo dispiegarsi durante due secoli di Storia.
Le procedure “in 5 atti”  adottate dai Savoia contro i meridionali furono le stesse che oggi, nei paesi in via di colonizzazione, attuano i democratici liberali. Regno delle Due Sicilie, l’Irlanda, il Tirolo, sino ad arrivare all’ Afganistan, all’Iraq e alla Siria di oggi hanno tutti subito, con piccole variazioni a tema, le stesse “procedure” di liberazione.
Primo: la campagna di discredito internazionale mirata ad isolare il “cattivo” di turno.

Secondo: sistematica propaganda denigratoria dell’assetto istituzionale, del modello di sviluppo del “cattivo” che, come “propaganda” impone, non ha nulla a che vedere con le scelte che quel popolo farebbe se fosse “liberato”.

Terzo: guerra di conquista (o di liberazione) volta a “liberare” il popolo sia dal “cattivo”, sia dalla propria sovranità.

Quarto: giustificare il tutto con un referendum o plebiscito “guidato” che sancisca la giustezza “legale” dell’intervento e che modifichi da subito l’assetto istituzionale del paese “liberato” per avvicinare le sue forme istituzionali a modelli facilmente penetrabili economicamente dalle multinazionali.

Quinto: consolidare un nuovo sistema politico, sociale e civile a guida locale ma selezionata dai democratici occidentali ed a sovranità limitata, dai banchieri.

Quel 21 ottobre del 1860, a Napoli si svolse il “quarto atto” di un piano strategico ben delineato. Quel giorno al sud il voto non fu né libero, né segreto, ma fu condizionato dalla camorra, dai garibaldini, dall’esercito savoiardo già entrato nel regno e dagli stranieri. Le schede venivano depositate in urne con sopra scritto il SI o NO, alla presenza di savoiardi armati, camorristi o garibaldini e nonostante tutto votò solo l’1,92 % della popolazione meridionale. Quel giorno terminò un fase della nostra storia che era durata 730 anni e che per 730 anni è stata la storia dell’unità del sud (1130-1860). Questa storia, quel modello di sviluppo e quella via di civiltà, hanno significato, a differenza del nord sempre diviso in stati e staterelli, una unità di intenti riconosciuta e riconoscibile nella storia. Unità, questa sì, che è bene ricordare.

Nando Dicè per il Roma del 20 ottobre 2013

 

 

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