Non passa lo straniero: non è il Piave ma una Nazione ad urlarlo

terronia

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Salvini, avete capito bene, l’uomo dell’invettiva, colui che, negli anni, ha contribuito ad un implemento significativo dello spregiante vocabolario leghista nei confronti delle terre “a sud di Roma”. Salvini l’uomo della propaganda, l’uomo dei cori e del populismo antimeridionale, l’uomo delle mezze opportunità di grassa retorica popolare. Adesso immaginate nelle vostre menti ma, ancor più, nei vostri cuori uno scenario che non dovrebbe minacciarci nemmeno fra cent’anni ma che, arrogante e prepotente ,si affaccia alle acque del golfo. Ebbene si il golfo, il castello che fa da roccaforte, il Vesuvio, vedono la minaccia leghista muoversi a grandi passi in direzione della “Nazione Napolitana” dove una percentuale di elettori, seppur minima, seppur esigua, seppur ibrida ed insignificante è pronta ad esclamare: “io sto con Salvini”. Adesso dismettete l’immaginazione, rientrate nei ranghi del reale e meditate quali siano gli scenari che comporterebbe una seppur minima affermazione “dell’uomo delle nebbie”: la morte identitaria dell’individuo e della comunità “Napolitana”, il punto di non ritorno. Per raccontarvela in termini scientifici, l’inghiottimento di duemila anni di cultura identitaria e sociale da parte del buco nero generatosi a Pontida. Un buco nero che noi, nati in grembo alla fiorente “civitas”, dobbiamo rigettare come retrogrado, oscurantista e razzista. Abbiamo un’occasione che non si presenterà nuovamente e questa occasione ci è stata gentilmente concessa dal soggetto in questione. Quello stesso soggetto che, con un’oratoria di bassa lega, sulla falsa-riga lombrosiana, ci ritiene individui e collettività di bassa frequenza, quello stesso individuo che dimentica millenni di pensiero da Pitagora a Giordano Bruno, quell’individuo che altro non conosce delle nostre terre che fenomeni stereotipati quali “la monnezza” ed il” malaffare” , quello stesso individuo che dimentica, invece, che i barbari, dal “de bello gallico” in poi, i barbari al “limes” con elmi cornati sono stati sempre i suoi conterranei, quelli che Cesare chiama cisalpini. Ebbene si, a questo individuo chiunque abbia un minimo di coscienza o di cittadinanza attiva deve rendere il saluto che merita. La nostra opportunità è sabato 11 marzo ed è forse l’unico momento per ribadire che la nostra Terra, la nostra civiltà non hanno nulla da condividere con il signor Matteo salvini (la s volutamente minuscola) ed i suoi degni affini di Montecitorio. Avrebbe esclamato Peter n’krumah leadership della” nazione africana” sul fiorire dei movimenti indipendentista di fine anni sessanta” mayibulie afrika”,che tradotto suona come ” ritorna grande africa”. Caro salvini come vedi le tradizione le rispettiamo e da veri africani te lo restituiamo “maybulie napoli”. Perchè lo sappiamo bene, questa volta non sarà quel Piave, a te tanto caro, a mormorare ma l’intera nazione “Napolitana”: non passa lo straniero.
Appuntamento sabato ore 14,30 Piazza Sannazzaro Napoli

bossi

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Alessandro Tronco

Verso Sud