“Nce ponno cchiù ll’uocchie che ‘e schiuppettate”

Nei modi di dire antichi i tanti segreti: nella lingua napoletana un paganesimo mai sopito.

 

I napoletani sono un popolo pagano. È ben noto infatti il loro professare, ancora oggi, il culto di un elevato numero di santi, beati, servi di Dio ed anime del Purgatorio, ognuno con la sua specifica competenza e capacità di intervenire secondo le precipue esigenze dei fedeli. Ciononostante, essi non hanno mai rinunciato a mescolare fede cristiana e superstizione e non è infrequente, infatti, rinvenire, nell’iconografia popolare, l’associazione fra simboli religiosi e oggetti scaramantici, quali corni, saggine, ferri di cavallo. Questo avviene perché, secondo questa specifica cultura pagana, gli avvenimenti quotidiani, in particolare quelli nefasti, possono essere interpretati secondo una spiegazione di tipo verticale (ovvero come ascrivibili alla volontà del Dio cattolico) o di tipo orizzontale, cioè determinati dall’invidia altrui. Tale interpretazione risente, credo, del processo di significazione culturale, tipico del napoletano medio, che evidenzia il valore dei rapporti interpersonali ed attribuisce al fluido visivo la capacità di influenzare negativamente il corso della propria vita. Ed ecco che questi si ritrova spesso ad asserire, con estrema certezza, “‘Nce ponno cchiù ll’uocchie che ‘e schiuppettate (le maledizioni visive sono più potenti delle fucilate)!” descrivendo gli occhi quali via regia per l’invio di potenti maledizioni, alle quali si può rispondere soltanto simmetrizzandosi con il celeberrimo rituale scaramantico “Uocchie Maloucchie, Fungetielle dint’all’uocchie”; tale rito è volto a contromaledire la fattura augurandosi che delle dermatiti (funghi) colpiscano, neutralizzandolo, il potere dello sguardo letale dell’inviante. Lo scaltro, invece, capace di evitare il potere attento dello sguardo altrui, è detto Figlio ‘e ‘ndrocchia, che deriva dal latino intra oculos, ovvero di una situazione sfuggita al più attento dei controlli visivi. Ed infine, colui che tiene ad evidenziare il potere del suo sguardo, rendendolo caratteristica saudente e seduttiva con la quale caratterizza le sue principali interazioni sociali, è detto Nacchennella. Il termine deriva dal francese “‘N’a qu’un oeil”, Non ha che un occhio, ed è il nomignolo che spesso viene attribuito ai damerini particolarmente attenti alla cura del vestire ed agli atteggiamenti affettati, usati spesso per farsi ben volere ed evitare l’insorgenza di maledizioni da parte degli interlocutori.

Francesca Dicè per il Roma del 12 gennaio 2017

 

 

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