museo lombroso

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“MUSEO DEGLI ORRORI”, una sentenza a favore di teorie aberranti.

La sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, del  16 maggio scorso, ribalta il primo grado e stabilisce che il cranio di Villella deve restare nel Museo degli orrori  di Torino.

Le speranze di veder restituito anche il cranio di Villella (dopo che nel 2006, a seguito di un affannoso iter, tornò al comune di Salvia Savoia – un tempo  Salvia Lucana- la salma dell’anarchico Giovanni Passannante che attentò alla vita del re savoiardo Umberto I), sono andate vanificate dal processo d’appello che ha visto contrapporsi l’Università di Torino, responsabile della gestione del Museo Lombroso, a  Motta Santa Lucia, paese natale di Giuseppe Villella che ricordiamo essere stato un semplice bracciante con un passato di ladro di ricotte e che, invece,  la criminosa legge Pica del 1863, volle trasformare  non solo in un brigante ma in un acclarato e pericoloso nemico del colonizzatore torinese. Rinchiuso, dopo un sommario processo, nel carcere di Vigevano, morì poco dopo di tifo, tosse e diarrea scorbutica.

Il cranio di questo povero “pecoraro”,  tenuto macabramente come fermacarte sulla scrivania del Lombroso  ed ora  esposto in una delle nove sale del Museo degli orrori (insieme ad altri 683 crani, 27 resti scheletrici umani, 183 cervelli, pipe e tabaccherie costruite dai detenuti  e migliaia di fotografie di criminali, folli,  prostitute e folcloristici abiti da briganti), simbolicamente fu l’oggetto principe delle assurde, ridicole ed errate teorie lombrosiane (l’intuizione da cui sarebbe nata la teoria del delinquente nato, dell’atavismo criminale, colpa della vistosa anomalia presente sul cranio, della fossetta occipitale mediana, di un cervelletto a tre lobi e non due ) condite da spregiudicata intolleranza e razzismo –  assieme alle altre  teorie di pseudo scienziati e studiosi, i cosiddetti “antropologi positivisti”, tra i quali   Niceforo Alfredo , Giuseppe Sergi, siciliani e  Pasquale Rossi, cosentino – che saranno alla  radice di un pregiudizio fortemente antimeridionale  e che strumentalmente ha  alimentato anche l’azione di qualche movimento politico e di qualche politica governativa.

Così come alcune leggi del Medioevo sancivano che se due persone fossero state sospettate di un reato, delle due si sarebbe dovuta considerare colpevole la più deforme, Lombroso è convinto che la costituzione fisica sia la più potente causa di criminalità.

Per l’Università  “quel”  teschio è un bene culturale, «la prova che la scienza procede anche per errori». Ed ha, anzi, rilanciato:  “Attualmente il museo Lombroso ha 50 mila visitatori l’anno, un buon numero. Abbiamo, addirittura un progetto di espansione”.

 

Voi lettori Vi chiederete:

E che ne è della violazione della normativa vigente in materia di trattamento e conservazione dei resti umani e di tutela del sentimento di pietà verso i defunti?

E che ne è della solidarietà degli altri Comuni meridionali,  se la maggior parte  non ha neanche aderito al Comitato NO LOMBROSO, lasciando da solo il  Comune di Motta Santa Lucia assieme a qualche comune del Nord come Lecco ?

Si possono continuare ad  accettare teorie aberranti che sostengono una inferiorità razziale dei “meridionali dolicocefali, con cranio allungato, quindi pigri, ipocondriaci, in contrapposizione ai nordici brachicefali con cranio quadrato, con più materia encefalica, quindi iperattivi ed efficienti”?

“E’ noto quale ideologia sia stata diffusa in forma capillare dai propagandisti della borghesia nelle classi settentrionali: il Mezzogiorno è la palla di piompo che impedisce i più rapidi progressi allo sviluppo civile dell’Italia; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi, per destino naturale” 

così scriveva Antonio Gramsci nel 1926 e, ad oggi non è cambiato nulla e la Questione Meridionale conserva il suo substrato razzista e questa sentenza lo dimostra.

 Patrizia Stabile

Cranio-brigante-Villella

Cranio-brigante-Villella

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