Montelepre caput mundi

Un’opera che dovrebbe far discutere, un testo che pur nel solco del più autorevole filone del revisionismo storico, allo stesso tempo innova e tramanda, racconta e conserva.

Ma non c’è tempo di parlare di miti e leggende, l’autore punta subito al sodo, non lasciatevi spaventare dalla mole del testo, la metà sono foto di documenti che nell’epoca delle Fake Nnius globali e globalizzanti, sono ormai necessarie, se si vuole dimostrare, come fa Maurizio Castagna che a Montelepre, piccolo paese della Sicilia venne fatto attraverso una congiura di Stato, una strage che servì a determinare le cose nel mondo così come oggi i Siciliani la vivono.
Per chi ama la Nazione Siciliana, un libro che scritto con amore travolge di passione.
Per chi ormai non si spaventa o meraviglia dei complotti assassini dei cosiddetti buoni democratici, un esempio di come si scrive un libro sui complotti che riescono oggi come allora.
Per chi vuole saperne di più dell’Epoca che Castagna racconta , basta dire che le menzogne infami si chiamavano ancora “bugia” e non Fake News. Una parola  nostrana.
La bugia del “bel paese Galbani” è li sotto gli cocchi di tutti, la Sicilia è una Nazione, ha uno statuto, ma senza che mai si fosse interpellato il popolo siciliano con un voto, la magistratura abolendo un organo di quello Statuto Siciliano, di fatto lo abolisce. Due righe per sintetizzare un golpe italiano contro i popoli del sud che l’autore vi farà vivere passo dopo passo, sia collegandolo all’invasione Garibaldina più volte, sia facendo riferimento a ciò che tutto ciò ha realizzato ai giorni nostri.
Ma è Giuliano, la storia del bandito Salvatore Giuliano la voce narrante vera che ci accompagna in tutto ciò.
Ci racconta dei dubbi di chi trama nelle pieghe della storia per restare occulto.  300 pagine di soli documenti ci permette di affermare che se l’autore è un complottista, la storiografia di regime ha da imparare.
Dell’Eroe, perché al di la del segno linguistico espresso nel termine lessicale “bandito” l’autore trasmette subito attraverso l’intimità da briganti di quella parola il significato vero, il suo significato, il Logos. Il Bandito Giuliano è in realtà l’ eroe.
Il contesto in cui l’eroe vive e diviene  la Geopolitica delle tre potenze uscite vincitrice dalla 2° Guerra Mondiale, insieme  ai Partiti Nazionali italiani che ancora non erano questa massa Boldriniana di amministratori di condominio, ma che tramavano, sparavano, complottavano alla ricerca ancora di un’illusoria sovranità politica che avevano perso con le armi.
Lo sfondo dei vari scenari della storia è vario. Dall’EVIS, cioè dell’esercito per l’Indipendenza della Sicilia, all’idealismo dell’indipendentismo in genere. Il meridionalismo appena accennato nelle sue visioni superficiali e moderne forse è dovuto alla sicilianità dell’opera, ma  il pensiero antisistemico c’è tutto.
I comprimari dell’eroe, gli uomini (forse troppi) che accompagnano l’eroe in questa trappola mortale che è il titolo del Libro, lo seguiranno e o lo accompagneranno nella bugia della storiografia di Regime.
Di per se sarebbe già una storia avvincente, ma l’autore attraverso i documenti scava, fa dei ragionamenti, pone dei dubbi, ponendosi nei panni dei tanti soggetti che intervengono nel racconto…e che non sveleremo perché “E, cosa paradossale, le visioni opposte delle comuni vicende storiche”.
Giuliano muore da Bandito…forse lo sapevate già…ma era Un Eroe contro il colonialismo? Un Indipendentista graduato che odiava l’Italia? Un Brigante, come diciamo noi Napoletani o un criminale come ci dicono quelli strani Italiani? Si perché vi sembrerà strano…ma dopo aver letto il libro, l’essere italiani è amare la Sicilia, senza vergognarsi almeno un poco, sembrerà strano.

Nando Dicè per il Roma del 5 aprile 2018

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