Macroregione? Una proposta fattibile

di Pierluigi Peperoni

COME SI FA LA MACROREGIONE?

L’odierna suddivisione del mezzogiorno continentale in 6 differenti regioni non ha ragioni né storiche, né economiche. Le attuali logiche di competizione tra le regioni le rende singolarmente più deboli politicamente. Una macroregione composta dalle 6 regioni del mezzogiorno continentale e con un rapporto saldo con la Sicilia rappresenterebbe per i nostri cittadini una grande opportunità. Politica innanzitutto: su qualsiasi tavolo e in qualsiasi trattativa chi potrebbe ignorare le ragioni di una regione che rappresenta 14 milioni di cittadini? Anche in ambito europeo il peso di un’aggregazione territoriale di questo genere sarebbe molto maggiore di quello esercitato attualmente dalle singole regioni. La difesa dei territori e dell’ambiente avrebbe un’efficacia maggiore: basti pensare, ad esempio, al caso del petrolio lucano dove una regione di appena mezzo milione di abitanti deve scontrarsi quotidianamente con le ragioni dello sfruttamento petrolifero. Accorpare 6 regioni comporterebbe un notevole risparmio nei costi della politica. Ma soprattutto l’aggregazione dei territori ci faciliterebbe nella riscoperta della comune identità, verso ben altri e più ambiziosi obiettivi.

La domanda è: come si fa la macroregione?

Per raggiungere l’obiettivo è necessario che il sud impari a muoversi come soggetto unitario, partendo dagli obiettivi comuni e strategicamente rilevanti: pianificazione e investimenti infrastrutturali, sviluppo sociale ed economico, politiche per il turismo…
L’art. 117 della Costituzione dice che “la legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni”. Di fatto apre le porte alla possibilità delle regioni di creare organi comuni che decidano su alcune materie specifiche.

Il passo successivo ci viene suggerito dall’art. 132 che dice che “si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse”. Quindi comuni rappresentativi di 4,7 milioni di abitanti potrebbero trascinare in questo processo l’intero sud continentale. Senza considerare che comuni attualmente parte integrante di regioni diverse potrebbero accorparsi alla nascente macroregione. Potrebbe essere, ad esempio, il caso di Gaeta che storicamente era parte integrante della “Terra di Lavoro” e solo dopo l’unità aggregata alla regione Lazio.

Se tecnicamente la macroregione è obiettivo raggiungibile, ad oggi manca un ingrediente fondamentale: una vera mobilitazione popolare che spinga i Comuni al raggiungimento dell’obiettivo. Esiste una classe politica all’altezza della sfida?

Per il Roma del 14 dicembre 2017

 

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