Macroregione: una proposta che supera gli steccati ideologici.

Sono maturi i tempi affinché il revanscismo identitario ,che serpeggia nelle pieghe del tessuto sociale del Mezzogiorno, si traduca in una propulsione a zelare una suggestiva causa: l’istituzione di una Macroregione del Sud. Questa prospettiva ha fatto breccia nell’animo di non pochi politici: in particolare, è stata caldeggiata con fervore da destra con Stefano Caldoro e da sinistra con Marcello Pittella, i quali hanno tenacemente propugnato l’opportunità di una svolta istituzionale che possa riscattare il Sud dalla degradante dimensione di triste fanalino di coda della penisola, alla mercé dei diktat del Nord.

L’ istituzione di una Macroregione andrebbe ad ispessire il peso istituzionale di regioni che in sede di conferenza Stato- Regioni si vedono soverchiate dalle volontà di omologhi livelli istituzionali settentrionali.

I sentimenti campanilistici e l’attaccamento alla greppia non devono ostare a questa prospettiva unificatrice: la balcanizzazione del Sud in una miriade di regioni è il germe della loro inconsistenza e della loro capitolazione al Settentrione. Chi potrebbe mai credere che il Molise ovvero la Basilica (absit iniuria verbis) in sede di Conferenza Stato- Regioni abbia voce in capitolo quanto la Lombardia o il Piemonte? Il Sud reclama rispetto ed è stufo di indossare la livrea. Non può più ammettersi un’ Italia a due velocità, con sacche di arretratezza a cristallizzarsi nel Mezzogiorno.

 

di Giovanni Lanzante per il Roma del 18 gennaio 2018

Verso Sud