L’Italia fuori dai mondiali ma molti napoletani esultano

NAPOLI.  Perchè tanti Napoletani, hanno gioito dopo la mancata qualificazione della Nazionale di calcio italiana ai mondiali di Russia del 2018?
Proviamo a spiegarlo in maniera breve per quanto le motivazioni potrebbero occupare un voluminoso fascicolo.

La retorica risorgimentale imperitura e forzosa, dopo 156 anni di profonda divisione tra Nord e Sud, fomenta e “pompa” la Nazionale di Calcio italiana considerandola, insieme al falso mito della Ferrari,  uno dei pochi motivi di aggregazione del popolo italiano che, plagiato dall’interpretazione di regime degli avvenimenti storici, sembra unire da, popoli disparati, diversi e divisi da sempre e che solo il calcio vero e proprio oppiaceo delle masse e ragione di futile gioia, è in grado di regalare l’illusione di vederli uniti.

In realtà, insieme al revisionismo storico, è cresciuto in molti meridionali e di sicuro fra tutti i meridionalisti la consapevolezza del “chi siamo” anche attraverso un’interpretazione diversa del calcio e delle squadre  in primis: il calcio è identità, appartenenza, passione e un napoletano rispettoso del suo passato ( nostalgico o meno del reame  borbonico, poco o nulla importa) mai potrebbe tifare una Nazionale che dal 1911 ha la casacca azzurra o, per meglio dire, Blu’ Savoia, in onore dei reali savoiardi  piemontesi;  mai potrebbe tifare per una Nazionale messa in piedi dalla FIGC ( che tra l’altro stipendia gli arbitri) e  che ha tra gli sponsor la Fiat degli Agnelli e la Bassetti di Buffon; mai potrebbe tifare una Nazionale che convoca per dovere ed in percentuali bassissime fior di giocatori che hanno la “sfortuna” di militare in club del Sud. Basterebbe questo, ma in realtà si dovrebbe aggiungere e tenere conto che tifare Svezia per molti è apparso ancora più naturale dopo la lettura del rapporto Svimez dove si evince ufficialmente, ma non ci sarebbe stato bisogno dell’ufficialità dei dati visto che noi la viviamo di persona,  la criminosa ghettizzazione ad un Sud che arranca : un meridionale su 3 è povero e  la disoccupazione è altissima. Come potrebbe un meridionale consapevole sventolare il tricolore ed inneggiare ad una squadra simbolo di una Nazione che ogni

giorno gli  è nemica?.

Non può.

Non può unirsi al coro nazionale del dolore, se quella nazionale è simbolo di uno Stato coloniale.

Lo sport qualcuno dirà è altra cosa, ma neanche questo è vero.

Da Mandela in Sud Africa al “Barca” di Piqué, le rivendicazioni identitarie che passano dallo sport ne è piena la storia.

Ma una cosa la dobbiamo dire.

I napoletani ormai fischiano fischiano l’Inno italiano per delle ragioni che nulla hanno a che vedere con lo sport, o la lealtà sportiva. Gli italiani hanno fischiato l’inno svedese per una partita di calcio.

di Patrizia Stabile

garibaldi

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