“Le minacce di morte non fermeranno il mio impegno per Carditello”

 

Nadia Verdile, la Prof per eccellenza, come viene indicata dalle allieve e dagli allievi del Liceo Artistico “San Leucio” di Caserta. Le sue lotte per Carditello, la portarono a esporsi al punto di ritrovarsi minacciata di morte assieme all’allora Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray, titolare del dicastero nel Governo Letta, dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014; entrambi minacciati dalla malavita locale o chi per essa, per aver interferito in loschi affari, per essersi intromessi in una questione, quella del Real Sito Borbonico nel comune di San Tammaro, al centro di molti, troppi, appetiti. Il libro di cui parliamo è l’ultimo dei tanti da lei scritti, “Matilde Serao, ‘a Signora”, edito da Pacini Fazzi, nel novembre 2017 .
In “Donna Matilde” troveremo cose che non sappiamo di lei?

Ho provato a raccontare la donna. Matilde Serao è conosciuta da tutti come giornalista, come scrittrice. Della sua vita privata si sa meno. Il mio desiderio era quello di far scoprire cosa è stata la vita della Signora, vissuta a cavallo di due secoli quando Napoli era ancora capitale morale della cultura; una donna che è stata lavoratrice instancabile della parola e allo stesso tempo madre, amica, compagna, figlia. In ognuno di questi ruoli lei ha dato il meglio di sé. La sua penna, la sua verve, il suo solido e razionale amore per Napoli e la sua gente me l’hanno fatta amare e sentire sulla pelle.

Nel tuo impegno per Carditello, per San Leucio, quali novità ci sono?

La reggia di Carditello è ormai in fase di rinascita. Dopo l’acquisizione al patrimonio dello Stato, esattamente quattro anni fa, grazie allo straordinario impegno di Massimo Bray, oggi è in attesa del secondo lotto di restauri che riguarderanno la palazzina centrale, quella dove era l’appartamento reale. È gestita da una Fondazione presieduta da Luigi Nicolais e vive anche grazie all’impegno instancabile dei volontari di Agenda 21 che curano le aperture che si tengono ogni domenica mattina. Gratuite. Una favola a lieto fine che meriterebbe anche San Leucio. Anche per questo sito ci vorrebbe una Fondazione. Quel luogo straordinario merita di essere conosciuto di più e meglio come di più e meglio deve essere conosciuto lo Statuto che rese uguali, per legge, le donne e gli uomini nel lontano 1789.

Il tuo lavoro sociale, le tue passioni, si sono spinti fino al punto di essere stata minacciata dalla malavita; tutto ciò ti ha riservato più amici o nemici?

Sono una donna fortunata. Ho tantissime persone che mi vogliono bene e questo è uno straordinario scudo

5) Nadia, tu sei una storica. Che ruolo hanno avuto i tuoi studi nell’impegno sociale che hai portato avanti per il recupero dei beni culturali del nostro territorio?

Senza studio della storia non c’è né presente né futuro. Difendere il nostro territorio è un dovere morale prima che sociale. Le radici sono l’essenza della nostra pianta, della nostra vita.

 

6)Come hai fatto a mettete assieme, in questi anni, la passione borbonica con la tua anima ideologicamente schierata a sinistra?

La storia dei Borbone è una storia raccontata per troppi anni a senso unico, nel caso specifico in senso contrario. Chi si occupa di storia ha un solo Vangelo: i documenti. A loro mi sono appassionata, la loro lettura racconta tanta altra storia, una storia fatta anche di bellezze, di cultura, di riforme, di modernità.

Fiore Marro per il Roma del 25 gennaio 2018

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p.s. Per saperne di più:

La Reale tenuta di Carditello, Carduetum, cardueti = cardito, carditello, ovvero luogo piantato a  CARDI: nei tempi passati il territorio in oggetto assunse il nome di Carditello perché si presentava infestato della pianta di cardo, tanto da formare una barriera per chi voleva inoltrarsi a piedi o a cavallo, conosciuta anche come Reggia di Carditello, è una magione sita a San Tammaro: è storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie. Dal dicembre del 2014 la Reggia è passata in gestione al Polo.

In particolare la Reale tenuta di Carditello era una vasta porzione, in parte acquitrinosa, della pianura delimitata a settentrione dal fiume Volturno, ad oriente dal monte Tifata e dai suoi colli, a meridione dall’antico fiume Clanio, oggi Regi Lagni, e ad occidente dal mar Tirreno. Essa ospitava una dinamica azienda agricola, ben progettata nelle infrastrutture edili e ben organizzata negli allevamenti di pregiate razze equine, nella produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli e caseari. La Reggia di Carditello, situata a circa 4 km ad ovest dell’abitato di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta, in via Foresta a Carditello, è un complesso architettonico sobrio ed elegante di stile neoclassico, destinato da Carlo di Borbone (1716-1788) a luogo per la caccia e l’allevamento di cavalli e poi trasformato per volontà di Ferdinando IV di Borbone (1751-1825) in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini. Era immerso in una vasta tenuta ricca di boschi, pascoli e terreni seminativi, e si estendeva su di una superficie di 6.305 moggia capuane, corrispondenti a circa 2.100 ettari. Era animato da un discreto numero di persone dedite alla conduzione dell’azienda. Carditello era uno dei siti reali che si fregiava del titolo di “Reale Delizia” perché, nonostante la sua funzione di azienda, offriva una piacevole permanenza al re e alla sua corte per le particolari battute di caccia che i numerosi boschi ricchi di selvaggina permettevano.
 
Il fabbricato è stato costruito dall’architetto Francesco Collecini, allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli. L’area antistante, formata da una pista in terra battuta che richiama la forma dei circhi romani, abbellita con fontane, obelischi ed un tempietto circolare dalle forme classicheggianti, era destinata a pista per cavalli.
Nel 1920 gli immobili e l’arredamento passarono dal demanio all’Opera Nazionale Combattenti e i 2.070 ettari della tenuta furono lottizzati e venduti. Rimasero esclusi il fabbricato centrale e i 15 ettari circostanti, disposti a ventaglio sui lati ovest, nord ed est del medesimo complesso, che nel secondo dopoguerra entrarono a far parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno.
 
Nel 1943 fu occupata dalle truppe tedesche e poi da quelle americane.
 
Con ordinanza del 27 gennaio 2011, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Ufficio Esecuzioni Immobiliari – dispone la vendita all’asta del complesso monumentale denominato Real Sito di Carditello al prezzo base di 10 milioni di Euro. Il Tribunale ha assegnato il diritto di prelazione al Comune, alla Provincia, alla Regione e al MIBAC; tuttavia alla fine del 2013 erano già state 11 le aste andate deserte.
 
L’antica quadreria del Real sito, per anni dispersa in vari musei ed enti statali, è stata recentemente studiata e ricostruita nella sua distribuzione per sale dallo storico dell’arte Maria Carmela Masi.
 
Dal 2011 al 2013, la Reggia è stata sorvegliata a titolo volontario da Tommaso Cestrone, che più volte aveva cercato di attirare l’attenzione della politica per il recupero del complesso architettonico, nel quale ha trovato la morte, colto da infarto, la notte della vigilia di Natale del 2013.
 
Con Massimo Bray ministro del Mibact, nel gennaio del 2014, è stato firmato un accordo preliminare tra la Società Gestione Attività, che ha acquisito i crediti del Banco di Napoli, e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la cessione del complesso edilizio al ministero stesso.
 
L’accordo prevede una cessione al Mibact, da parte della Sga (quando quest’ultima entrerà in possesso del decreto di aggiudicazione del Tribunale dopo il saldo) del complesso Real Sito Carditello al costo di 2 milioni e mezzo di euro a fronte degli 11 milioni e mezzo di euro sborsati dalla stessa Sga (società che gestisce i crediti del Banco di Napoli) che non ha sollevato il Consorzio debitore dal pagamento dei restanti 30 milioni di euro.
 
La tenuta è stata riaperta al pubblico l’8 gennaio 2017.
fonte Wikiregg2regg

 

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