L’America non vuole essere trattata come il Sud dell’Europa.

“I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani, lottare per il nostro futuro di europei”: sono le dichiarazioni che Angela Merkel ha rilasciato a Monaco di Baviera a margine del fallimento del G7 di Taormina. A scatenare il caso diplomatico altre dichiarazioni di Trump che, secondo Der Spiegel, ha definito i tedeschi “molto cattivi”: “Guardate quanti milioni di auto vendono negli Usa: spaventoso. Questo lo fermeremo”.

E tuttavia, al di là della retorica europeista della Merkel, la “contabilità” del commercio internazionale da ragione a Trump.

Secondo il FMI nel 2016 il più grande esportatore mondiale è la Germania, con un surplus di 301 miliardi di dollari, che supera la Cina (260 mld.). Per contro i paesi con i maggiori deficit della bilancia commerciale sono gli USA (-469 miliardi) e quel Regno Unito (-157 miliardi) che con la Brexit ha in tutta evidenza cercato di porre un argine a tale emorragia. L’accusa di Trump alla Germania è semplice: commercio sleale, attraverso la manipolazione dei cambi delle monete, accusa supportata dalla decisione del Dipartimento del Tesoro USA, ormai da due anni, di inserire la Germania nella lista dei paesi manipolatori. Navarro e Ross, consiglieri ed estensori del programma economico di Trump, hanno dichiarato testualmente: “Anche se l’euro fluttua liberamente sui mercati, nei fatti esso svaluta la valuta tedesca rispetto al valore che avrebbe se il marco esistesse ancora”. E’ significativo che analoghi squilibri commerciali li ritroviamo anche all’interno dell’area UE dove, secondo Eurostat, la Germania è stabilmente da anni l’unico esportatore netto e tutti gli altri paesi, Francia compresa, importatori.

La Germania concentra al suo interno la produzione industriale per esportare verso gli altri paesi UE, e utilizza  una moneta cucita su misura dei suoi interessi per avvantaggiarsi nel commercio extra – UE. In sostanza si tratta della riproposizione su scala europea della politica industriale, monetaria e commerciale adottata da noi per privilegiare gli interessi del nord a discapito di quelli del Mezzogiorno. Ciò che risulta impressionante ai nostri occhi è che se, nelle dichiarazioni della Merkel, si sostituisce alla parola europei la parola italiani, abbiamo la stessa retorica con cui con l’espressione interesse nazionale alle nostre latitudini si traduceva con settentrionale.

Lorenzo Piccolo

Verso Sud