La Reggia dello scandalo, una speranza di sviluppo del territorio e non delle multinazionali culturali

 
“La reggia, il Soglio, il real Germe regga/Finchè da se la pietra il Sol rivegga”.

Effigie apposta sulla prima pietra  per la costruzione della Reggia di Caserta  il 20 gennaio del 1752,e  la cui inaugurazione avvenne 28 anni dopo.

Il progetto voluto fortemente dai Borbone si deve all’architetto Vanvitelli, che ne disegnò i cortili, il parco-lungo 3 km- e l’Acquedotto Carolino che alimenta la cosiddetta Via d’Acqua. Il complesso si estende su 45mila metri, considerato patrimonio anche dall’ Unesco, esempio nascente dell’architettura neoclassica, uno dei siti, assieme al Museo archeologico di Napoli, agli scavi di Pompei, al  parco archeologico di Paestum, che meglio contribuisce a rendere la Campania al secondo posto nella classifica delle regioni con maggior numero di visitatori.

Iniziative lodevoli a supporto di questo incremento di visitatori paganti ( 12 euro il biglietto) che lasciano ben sperare in un ritorno ai fasti di un passato che vogliono per forza farci obliare.

Ne ricordiamo 4 :

-L’immobile Reali Cavallerizze, facente parte della Reggia che al tempo dei Borboni ospitavano i cavalli del re,  per anni ha vissuto di degrado e incuria è oggi, invece, la sede del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop.

– Apertura del Teatro di Corte, una sorta di San Carlo in miniatura grazie alla sinergia col Touring Club.

-Convenzione triennale tra la Reggia di Caserta e il Centro Conservazione e Restauro: “La Venaria Reale” di Torino, la cui opera di restauro farà curricula agli studenti torinesi ( ma non a quelli napoletani ) dell’Università di Torino.

– Percorso formativo di 1800 ore per due anni ( iscrizioni aperte fino al 28 febbraio)  per la selezione di venti candidati che si occuperanno del restauro e della gestione dei parchi e dei giardini storici per la Reggia di Caserta ( e per il Bosco di Capodimonte)

– La più importante iniziativa resta quella legata alla “Tenuta Fontana”, azienda vinicola di Pietrelcina (Benevento), che, vincendo un’interessante bando di gara, per l’affidamento in concessione della vigna del Bosco di San Silvestro,  tenterà di  far rinascere la vigna reale  producendo, tra qualche anno, il vino dei Borbone, il Pallagrello bianco e nero biologico, ponendo così, la Reggia di Caserta, sull’onda di  di quelle residenze reali europee che si stanno impegnando per valorizzare orti e frutteti storici ( così come, ricordiamo è avvenuto  a Pompei  con  l’azienda irpina Mastroberardino).

 

Una scia positiva che vede premiare costantemente il numero di visitatori che nel 2017 sono stati  837 mila, e che hanno consentito un  incasso di ben 5 milioni di euro,  tanti da far sembrare un ricordo lontano il  deplorevole episodio accaduto alcuni mesi orsono, ad opera “dell’ acclarato, eccellente, competente” direttore della Reggia di Caserta, il bolognese dott. Mauro Felicori,  assunto con un concorso pubblico internazionale che l’ha portato ad occupare l’ambita poltrona , da meriti innegabili sicuramente, ma anche da qualche zona d’ombra. Con la ribalta del solo tamtam mediatico scoprimmo la profanazione di  una delle sale della Reggia ( solitamente adibita ad eventi culturali) avendola ,il dott. Felicori, affittata  per  le nozze della figlia di uno dei re del petrolio in Campania, nonché amministratrice delegata di un  marchio di moda, e il cui banchetto fu affidato a  chef stellati bergamaschi.  Dopo la cerimonia, per la quale gli sposi VIP pagarono la cifra di 30mila euro, che prontamente il Direttore ha detto di destinare a iniziative culturali, le foto impietose circolate in rete documentavano lo scempio della spregiudicata decisione.

Ma è deontologicamente etico che un Direttore si arroghi il diritto di fittare 3 sale per un evento mondano, pur avendone concordato, mi auguro, le regole di tutela del bene da chi dovrebbe, invece, salvaguardarle a prrescindere ? Che senso hanno, tra l’altro queste tutele, se in una delle sale si autorizza addirittura una discoteca per gli invitati, o  se  fioristi e vivaisti , simulando un’escursione sulle Alpi, per addobbare l’immane e maestosa scalinata della Reggia senza precauzione alcuna, si sono arrampicati sui leoni di marmo ?
Non si mercifica in maniera così indecorosa la nostra Reggia, bene comune, testimonianza del nostro glorioso passato e di una dinastia illustre. La cultura accessibile a tutti non deve passare attraverso questo messaggio  sbagliato e presuntuoso del direttore che ci auguriamo possa averne preso atto perché la cultura del bello non va a braccetto con la mercificazione di monumenti, spazi, luoghi di tutti e non di privati come si avviano a concretizzarsi le politiche di questi ignobili governanti pronti a svendere, in caso di crisi altri pezzi del nostro immenso patrimonio artistico e culturale, la cui gestione, non più privata, è concentrata purtroppo da qualche decennio nelle abili mani dei soliti noti, a beneficio dei quali lo Stato ha concesso talmente tanti privilegi che solo la Magistratura sembra ancora non  accorgersene: Bookshop ( le librerie), ristorazione,  servizi annessi alla biglietteria (che prima del 1998 era statale), è affidata a concessionari privati, una vera e propria oligarchia,  che per legge non possono trattenere oltre il 30% del costo del biglietto  (la parte che va allo Stato dalla vendita dei biglietti, l’86% ) ma che possono incassare integralmente i diritti  di prevendita.

Civita Cultura di Gianni Letta, Elect del gruppo Mondatori , ZETEMA (controllata al 100% dal Comune di Roma e divenuta ormai organizzatore di tutti i più grandi eventi culturali della Capitale); ALES (società strumentale al 100% del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali),ed infine la  Coop Culture, di Venezia, presente in tantissimi siti turistici campani,  vicina al controverso mondo delle Cooperative.

La svendità della sovranità ha portato inizialmente a privatizzare, l’invasiva globalizzazione darà l’affondo finale: aprire alla concorrenza internazionale questo settore attraverso nuovi bandi per la gestione del “nostro” patrimonio a società esteresarà l’impietosa fine alla quale si avvia, dopo la sorella Grecia, anche l’Italia.

 

Di Patrizia Stabile per il Roma del 22 febbraio 2018

Reggia-di-Caserta

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