Io musulmano e patriota delle due Sicilie

Ho amato la mia terra già da ragazzo, ma anche il Medio Oriente mi affascinava. Federico II fu la prima passione. Visitai tutti i suoi castelli calcando le orme dell’Imperatore che tanto amò il Regno. Accanto alle sue orme, quelle dei fidi saraceni, e l’Islam era pronto ad attivarsi in me. Poi nel 1979 una luce si accese a Teheran, la Rivoluzione Islamica, e la figura dell’Ayatollah Khomeyni catturò la mia ammirazione.

“Cosa muove un intero popolo a sollevarsi contro l’oppressore?” mi chiedevo e ne cercai la risposta nel Corano. Lessi libri e Vangeli. Infine abbracciai l’Islam. Per almeno 20 anni, crebbi in consapevolezza e  conoscenza dell’Islam, praticandone i sacri principi.

Poi due viaggi, nel 2006 in Sicilia e nel 2007 nelle “province napoletane”, diedero una sterzata al mio percorso. In Sicilia, più che le tracce lasciate dagli Arabi, mi colpì la sensazione provata guardando il mare verso l’Africa. Un mare vuoto che mille anni prima doveva essere trafficatissimo, centrale in un Mediterraneo centro del mondo. E le due sponde interagivano in uno scambio di merci e saperi continuo e proficuo per entrambi.

E l’anno dopo scoprii che anche le “mie” province napoletane erano un paese “quasi islamico”. Tracce e influenze arabe erano ovunque. Sulla costa, Amalfi e Ravello, per esempio. Una cattedrale, ad Amalfi, che è una moschea. E una residenza, Villa Rufolo a Ravello, che è una sorta di Alhambra. Ma non c’è solo la costa. Le cosiddette “rabatane” di Tursi, Tricarico, Pietrapertosa, quartieri arabi in paesi lontani dal mare. E nel castello di Bomar (Abu Omar) a Pietrapertosa, sulle Dolomiti lucane c’è ancora il mihrab che indica la Mecca. E poi, noi musulmani abbiamo dato il sangue per la nostra terra almeno quanto gli altri. I saraceni di Lucera restarono accanto a Re Manfredi sul campo di Benevento, anche quando le sorti si mostrarono avverse e i baroni pugliesi tradivano. E la resistenza saracena tra le mura di Lucera anticipò quella borbonica di Gaeta e Civitella. E nel 1799, al fianco del cardinale Ruffo si schierò una compagnia di turchi ed albanesi!

Compresi allora che, da musulmano napolitano, non ero straniero in patria come fino ad allora mi ero sentito. Da “italiano” poteva essere vero. Ma da foggiano e duosiciliano credo sia assolutamente coerente dirsi musulmano e al contempo patriota delle Due Sicilie. E a conferma di ciò, nel corso di questa “primavera duosiciliana”, molti altri fratelli di fede, figli anch’essi di questa terra, hanno preso a pensare ed operare in tal senso.  Lo fanno anche i cugini ebrei. A riguardo ho un ricordo significativo. Mi incontrai con un duosiciliano ebreo sul sagrato di S.Gennaro, nella manifestazione di qualche tempo fa a difesa del Tesoro del santo cattolico: tutti per una (Patria), una (Patria) per tutti!

Giovanni Mustafà Palmulli

Verso Sud