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In primis, il bimbo è nato, è cresciuto, ha imparato a camminare: ora può procedere anche tenendo la manina di un adulto. Non per questo cadrebbe o dimenticherebbe gl'istintivi equilibri del procedere. In secundis, non v'è vizio peggiore dell'autocelebrazione, della vanagloria, specie quando c'è ancora tanto cammino da fare. C'è il rischio di perdere credito. Credere di essere gli unici, i puri e voler occupare una posizione politica nella convinzione che “a noi non potrebbe capitare” ciò che è capitato alle forze politiche che prima di noi si sono affacciate alla pubblica balconata, sarebbe vizio capitale, errore fatale! Significherebbe commettere esattamente l'errore commesso dai partiti che tanto aspramente critichiamo e che – senza tema di smentita – possiamo dire che hanno creato un sistema socioculturale-politico-economico distruttivo per Napoli, tutto il Sud e per l'Italia intera.
Insorgenza non è più un movimento. Si definisce tale infatti una “formazione collettiva non strutturata”, identificata dal fine che muove i suoi partecipanti a promuovere o difendere progetti o diritti aventi connotazione sociale. Nel movimento, i ruoli non sono ben definiti e le relazioni sono per la maggior parte a carattere cooperativo e dotate di forte carica emotiva. Solitamente, nel movimento i simpatizzanti sono affascinati dal leader, più che dal programma, dalla persona che lo espone, più che dall'obiettivo sul quale si focalizza la compagine. Insorgenza non è (più) questo tipo di movimento: da noi cambiano gli uomini, ma il gruppo resta coeso e focalizzato sull'obiettivo da raggiungere: una politica identitaria, equa e rispettosa per la terra, la storia e la gente del Sud, un “new deal” per il territorio e la Nazione Napolitana. L'informe connotazione che contraddistingueva il movimento circa tre anni orsono, quando un pugno di folli ebbe l'idea di fondarlo, non è più. Essa ha lasciato il passo ad una chiara istituzionalizzazione dei ruoli e la formalizzazione di relazioni sociali al suo interno. Né poteva essere altrimenti: assistiamo alla naturale evoluzione di un movimento politico che vuole confrontarsi con le altre formazioni nelle competizioni elettorali (anche quelle amministrative che ci attendono nel breve). Sono state strutturate cariche direttive, delegazioni cittadine, poi provinciali, ora regionali ed extraregionali, infine nazionali. Sono state deliberate (a volte a ristretta maggioranza) le scelte politiche, altrettanto aspramente vengono discusse le decisioni più complesse, deliberate le decine e decine di iniziative finora intraprese. Abbiamo un leader, certamente carismatico, ma che rappresenta le richieste dell'assemblea e delle delegazioni, ma esegue le decisioni del direttivo. Insorgenza era un movimento politico identitario che ha provato a se stesso, agli iscritti ed ai simpatizzanti, - ma anche agli altri movimenti politici, agli organi istituzionali, agli elettori, alla gente comune - che “da soli si può”. Si può organizzare, sviluppare, e portare a termine anche con duemila euro di “colletta” una campagna elettorale in 20 giorni (elezioni provinciali giugno 2009), con ciò smentendo lo scetticismo indotto verso la politica. il disincanto provocato e gestito da coloro che credevano di poter imporre il metodo milanocentrico (dio denaro), e dagli altri, promotori del potere toscopadanocentrico (assurti a unici detentori del sapere) e di quello romanocentrico (dio pubblico). Insorgenza civile d'altronde non può restare sola. Sappiamo di non essere gli unici ribelli, che non siamo stati i primi e che non saremo gli ultimi combattenti sul campo di battaglia del Mezzogiorno d'Italia. Non possiamo perciò pretendere, anche per questo motivo, di scartare tutte le alleanze e tutti gli interlocutori perchè “nessuno ci assomiglia”. Nessuna esperienza, presente, passata e futura – è vero - ci si addice, né in paragone, tantomeno in imitazione. Questo è certo! Ma non per questo abbiamo la presunzione di rimanere soli in questo marasma: perchè politica è anche "doversi sporcare le mani", è governare. Cionondimeno ci confornteremo con "organismi monocellulari", neonati e caotici, privi di novità e concretezza, incapaci di organizzare una manifestazione in strada, piuttosto che ideare, scrivere, stampare e distribuire un volantino o un manifesto. Non siamo certamente una Lega del sud, nè solo un'associazione meridionalista, nè un partito politico che – se in buona fede - ritiene di doversi “inserire” nel sistema politico tradizionale attuale, gestito e controllato dai tre poteri sopra accennati. Insorgenza Civile è un “quid novi”, a riprova che v'è del nuovo nella scena politica napoletana, campana, meridionale, nazionale. Tra pochi giorni delibererà il programma politico nazionale. Le esperienze servono, in politica, ed a noi sono servite tantissimo quelle che abbiamo capitalizzato. Ma non ci fermiamo a quel che abbiamo fatto e non ci fermeremo a quel che stiamo per fare. Neppure può dirsi che le attività di Insorgenza si siano mai limitate alla vana rievocazione dei primati napoletani e duosiciliani precedenti l'unità d'Italia (sia pure innegabili e che sarebbe bene memorizzare, acchè vengano sciorinati all'abbisogna), ma neppure può dirsi che Insorgenza individui nell'Italia il suo unico nemico. Battaglie sociali sono state definite - da quei pochi accenni dei mass media che le hanno volute seguire e commentare - le attività del nostro gruppo: la Tangenziale di Napoli gratuita, la richiesta di scioglimento del Consiglio Regionale, la vera storia della Pizza Margherita, la manifestazione antileghista, la proposta dell'applicazione dell'IVA al 5% sui prodotti Meridionali, la petizione contro la privatizzazione dell'acqua, “Antiusure” contro l'abuso dei poteri e dei servizi di Stato, contro Equitalia Polis, contro le Banche, la proposta di una Assicurazione meridionale, quella di abolire le Centrali Rischi del credito privato, le manifestazioni contro i rifiuti e contro l'apertura delle discariche a Poggioreale, a Pianura, i cortei per Villa Betania, i dibattiti sul perchè si pagano e perchè non si dovrebbero pagare le tasse allo Stato Italiano. Solo marginalmente, come fosse il nostro ovvio substrato culturale, abbiamo discusso tra di noi di storia e delle nostre origini, delle origini dello Stato postunitario e del falso Risorgimento che si legge sui libri di storia e che coincide con la genesi del disagio delle popolazioni meridionali (leggasi esodo, perchè di questo, più che emigrazione si tratta). E' già stato detto che questo Gruppo, fattosi partito, ha subito una notevole mutazione con la partecipazione alla competizione elettorale: siamo certi che domani non saremo sulle stesse questioni politiche sulle quali oggi manifestiamo, perchè siamo un “work in progress”. Le richieste di confronto a questo punto del nostro cammino si son fatte assillanti: dai partiti tradizionali alle formazioni meridionaliste tradizionali, ai comitati civici, alle nuove associazioni e compagini che si proclamano meridionaliste,e che quotidianamente nascono come funghi di quercia, pretendendo altrettanto frequentemente che ci si riunisca tutti negli “Stati Generali del Mezzodì”, in nome di una presunta “unione di tutti i movimenti” (ne abbiamo già fatti a decine di incontri del genere, tutti vani). Sia chiaro quindi che noi di Insorgenza dialogheremo con soggetti “politici” veri: l'isolamento è castrazione in politica. Preferibilmente, ci apriremo al confronto con formazioni politiche nuove e con uomini nuovi, purché però capaci di spostare i numeri del consenso, in quanto il nostro dichiarato fine è governare il Mezzogiorno. Diversamente, non oseremmo chiedere di “sprecare” il voto ad un nostro concittadino. Sta per mutare lo scenario politico napoletano e meridionale ed è fuori dubbio che quando lo scenario muta, gli attori cambiano copione. Gianluca Bozzelli |