ILVA: LO STATO METTA IN SICUREZZA, A PROPRIE SPESE,  I SITI DELLA MORTE

 

Lo Stato Italiano non dovrebbe consentire la morte per avvelenamento ambientale dei propri cittadini.

L’Europa  non dovrebbe tollerare che tutto questo accada.

E invece per l’Ilva di Taranto sembra sia concessa un’ampia deroga in nome dell’italico interesse nazionale e delle egoistiche leggi di mercato europee.

Proprio non si comprende la politica dei due pesi e due misure attuata, da sempre, dai governi italiani nei confronti delle aziende operanti nei diversi territori, con effetti devastanti  ai danni delle popolazioni  ivi residenti.

Per dichiarazione del ministro Calenda, Alitalia negli ultimi anni è costata allo Stato la quisquiglia di 7,5 miliardi di euro.  Gli ultimi prestiti-ponte, in attesa di trovare da qualche parte del mondo uno o più acquirenti, hanno riempito la vuota saccoccia della Compagnia di 600/900 milioni che dovevano essere già  restituiti il 2 novembre 2017 e che invece, si spera, siano rimborsati il 30 settembre 2018.

Alitalia, spiegano i governanti, è “azienda d’interesse nazionale”, e pur se perde 500 mila euro al giorno vanno fatti, per salvarla, salti nel vuoto, anche dall’Himalaya. La Compagnia tricolorata, salvo inaugurabili incidenti, grazie a Dio non ammazza nessuno.

Nel solo triennio 2013-2015 quasi 10 miliardi di euro del PIL italiano sono andati in fumo a causa del rallentamento produttivo dell’Ilva, dovuto al parziale funzionamento degli impianti, alle ristrutturazioni, ai i sequestri della magistratura.

Con questi numeri legati al PIL , anche L’Ilva di Taranto è dichiarata “azienda d’interesse nazionale” che deve produrre per il benessere economico di tutti gli italiani , anche se poi macina costantemente inquinamento ambientale, malattie oncologiche e morti di una parte di quegli italiani, i tarantini.

Quando i nuovi padroni della Marcegaglia-Arcelor Mittal dovrebbero attuare tutto questo ? Fra qualche anno, almeno tre. Nel contempo la salute dei tarantini sarà “curata”, laddove possibile e recuperabile,  da strutture oncologiche potenziate e finanziate dallo Stato, con qualche milione di euro.

Quello che si poteva e si doveva fare, all’indomani dall’uscita di scena dei Riva e prima della vendita ai nuovi padroni della Marcegaglia-Arcelor Mittal, era la messa in sicurezza ambientale di tutta l’area industriale ILVA, a carico del medesimo Stato visto che suo è anche  il commissariamento.

Lo Stato avrebbe potuto rivalersi dei costi sostenuti per la messa in sicurezza con la vendita dell’azienda o sostenere economicamente i lavori con prestiti ponte, proprio come per Alitalia.

E per una volta, volendo continuare a guardare negli occhi i bambini tarantini affetti da gravi patologie, mandare a farsi benedire i vincoli del libero mercato unitamente all’europa e alle sue logiche finanziarie.

Assistiamo sgomenti in questi giorni alla faida istituzionale che vede avversari nello stesso Stato, il Governo e i sindacati contro il duo Regione Puglia-Comune di Taranto. Per il Governo il ministro Calenda che ha denunziato lo sperpero arcimilirdario dell’Alitalia ma che non è disposto a contenere lo strapotere del club lobbystico privato Marcegaglia & C. né a guardare negli occhi quei bambini e i cittadini di Taranto. Per la Puglia, Emiliano ed il sindaco tarantino Melucci che vogliono salvare l’ambiente e con esso i lavoratori e i cittadini.

Ma di questi nessuno è pronto a mettere in discussione il reale problema: Taranto e i tarantini non possono nè devono aspettare i comodi dei privati.  Lo Stato, il Governo,  mettano immediatamente a disposizione le risorse necessarie per mettere il sicurezza i siti della morte anche a costo di pagare penali a quest’europa sempre imperiosa nei confronti dei debiti pubblici e che sull’altare di questi sembra chiedere sacrifici umani agli europei.

 

Michele Ladisa per il Roma del 25 gennaio 2018

Segretario generale

Movimento Duosiciliano

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