Il Sud e le scelte del Sindaco di Napoli: confronto a quattro

 

Il mondo meridionalista napoletano è in aperta polemica o, quantomeno, in evidente confusione dopo le opinabili decisioni della giunta De Magistris per ciò che attiene le tematiche così care a chi ama la nostra Terra e che, da decenni, la difende dalla falsa storiografia ufficiale e dalle informazioni faziose lanciate dai mass media italiani.

Abbiamo chiesto l’opinione a Gennaro De Crescenzo del Movimento Neo Borbonico che da anni affronta queste tematiche, a Gigi di Fiore giornalista molto vicino alle tesi meridionaliste, all’Avvocato Emilio Coppola di Bene Comune promotore della proposta dello sportello e all’Architetto Nando Dicè del Movimento Insorgenza Civile, meridionalista e ideatore del termine Sputtanapoli.

Pensate che lo “sportello querela” istituito da De Magistris possa attutire lo “sputtanamento” continuo e perpetuo ai danni della nostra città o va inteso solo come una provocazione?
De Crescenzo : Il Movimento Neoborbonico e altri movimenti “identitari” da anni svolgono in maniera permanente e continua questo ruolo di difensori di Napoli e del Sud attraverso denunce, boicottaggi di trasmissioni, giornali o libri o (metodo ancora più efficace) dei loro sponsor. De Magistris arriva un poco tardi (dovremmo ricordarci che è già stato sindaco per tanti anni e di questi temi non aveva mai neanche parlato), verificheremo, strada facendo, se si tratta di una iniziativa utile o se si sarà trattata dell’ennesima iniziativa annunciata.
Di Fiore:  Credo che lo sportello querele sia una provocazione culturale. Esistono sempre profili giuridici di ammissibilità di una querela, per evitare azioni temerarie destinate ad alimentare solo spese legali e possibili pericoli di contro citazioni. Immagino, ma è una mia idea, che l’iniziativa non voglia penalizzare la critica né l’esercizio della libertà di stampa e di cronaca (sarebbe del resto attività destinata a fallire, per l’ampia giurisprudenza esistente in materia). Credo, invece, che dietro la provocazione ci sia l’intento politico di creare un argine a strumentali critiche generiche e generalizzanti su Napoli e i suoi abitanti, che potrebbero partire soprattutto del mondo politico.

Coppola : Dirò la mia solo dopo aver visto i vantaggi che porta uno strumento del genere…tuttavia da giurista non vedo come possa snellire l’attività dell’Avvocatura comunale e soprattutto nutro qualche perplessità sull’utilizzo di tale sportello in alcune tematiche quale la discriminazione territoriale negli stadi, in primo luogo perché’ solo la giustizia sportiva può decidere in tal senso e si rischia, con un uso smodato di querele o azioni civili, di sfociare nel vittimismo che, per esperienza personale, è mal tollerato dal popolo delle curve…resto comunque in sintonia con de Magistris e all’utilizzo della querela nei casi di offese gratuite di un esponente politico quale il sindaco di Cantù’. Poiché in taluni casi solo il Comune di Napoli possiede la legittimazione attiva per adire l’Autorità Giudiziaria  e ‘giusto che si intervenga (cosa che avveniva tramite l’avvocatura anche prima dello sportello).
Dicè : In teoria c’è un equivoco. Prima dello strumento, viene il principio. Una cosa è difendere Napoli da Napoletani, altra è difenderla da Italiani. Ogni strumento è utile o inutile a secondo della finalità. Se la finalità è quella di emulare la Lega Antidiffamazione Ebraica, il cui fine è  “fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla coscienza e, se necessario, rivolgendosi alla legge, la diffamazione nei confronti degli ebrei”, bisogna che si riconosca l’esistenza del popolo Ebraico. Se si nega l’esistenza del Popolo-Nazione Napoletano, chi stiamo difendendo?
In pratica, considerando che si può difendere solo ciò a cui si riconosce diritto di esistere, non potendo difendere la vera napoletanità, sarà uno strumento di vittimismo istituzionalizzato, che non piacerà soprattutto al mondo identitario che da anni cerca di svincolarsi dal “ piagnisteo” dei Napolesi.

Un sindaco che si propone di essere leader dei cittadini, non solo napoletani ma dell’intero meridione, non entra in aperta contraddizione con le sue scelte politiche che ,di fatto, vedono commemorare sistematicamente dei “finti” martiri della rivoluzione napoletana del 1799 ,mentre 60mila napoletani (morti sotto il fuoco dei francesi e dei “collaborazionisti” illuminati napoletani ) non hanno neanche il conforto di un monumento che ricordi il loro sacrificio?

De Crescenzo : Siamo perfettamente d’accordo con questa tesi: da anni abbiamo chiesto al sindaco di Napoli “par condicio” storico culturale. Dopo la lapide dedicata ai giacobini a piazza Mercato nell’estate 2015 le proteste furono tante, l’assessore alla cultura Daniele promise anche di ritornare sull’argomento ma sono passati quasi due anni e non si vede traccia di quella lapide che ricordi le (tante) vittime napoletane dei franco-giacobini. In realtà la questione va oltre la semplice questione storico-culturale. In fondo se si trattasse solo di storia e di passato credo che anche elettoralmente al sindaco potrebbe convenire anche fingere scelte “politicamente corrette” per l’una e per l’altra parte. In realtà nel rifiuto verso quella storia (De Magistris ha più volte esaltato il 1799) c’è forse una precisa scelta politica e l’esigenza di non inimicarsi la parte che ha scelto (le elite giacobine di ieri come di oggi, distanti e contro il popolo nel 1799 come oggi).
Di Fiore : Le interpretazioni della storia sono legate in maniera stretta a situazioni contingenti legate al presente. Il giudizio sul 1799 è condizionato molto dal pensiero e dagli scritti di Benedetto Croce. Come ha ricordato anche la figlia di Croce, Elena, il teorico dello storicismo filosofico teorizzava che la Repubblica del 1799, ma soprattutto le esecuzioni capitali dei suoi maggiori promotori, fossero crocevia temporale della definitiva estinzione nel Sud e a Napoli di una borghesia della cultura e delle idee in grado di guidare il Mezzogiorno. Sono convinto che un Sindaco, esponente istituzionale che rappresenta le idee, anche in contrasto, di un’intera città, nel partecipare al ricordo dei “martiri del 1799” non abbia potuto ignorare che, su quel periodo, le interpretazioni crociane conservano grande consistenza e peso.
Coppola : Io credo che il sindaco sia vicino alle tematiche meridionaliste ma ogni giorno deve fare i conti con la realtà e le priorità di una coalizione in cui il pensiero identitario è marginale se non addirittura inesistente poiché’ non siamo stati capaci, per guerre intestine e strategie fallimentari, di percepire il fermento presente in citta’ ed eleggere un gruppo consiliare capace di essere pungolo nell’assise comunale …

Dicè : Nel 1799 avviene una cosa che i giacobini non potranno mai accettare.
Forti di armi e soldi stranieri i giacobini Napoletani, vengono cacciati dalla forza del popolo Napoletano, più che da un potere pre-moderno..
Se De Magistris equiparasse nella pratica i Martiri del ’99 di tutte e due le sponde, in teoria ammetterebbe la non superiorità morale dei giacobini. Non può farlo, il rischio elettorale è troppo forte. Discorso diverso, se il meridionalismo avesse avuto espressioni politiche dirette in consiglio comunale.

A proposito del cambio della toponomastica, dopo aver appreso con entusiasmo della revoca della cittadinanza onoraria ad un ignobile Cialdini, uno dei macellai del popolo meridionale e assurto ad eroe risorgimentale, se non eliminare, non sarebbe il momento di sostituire almeno qualcuno dei nomi delle strade, con i veri padri della nostra Terra ?

De Crescenzo : Anche sue questo tema si alza una sottile ma significativa nebbia: registriamo positivamente l’atto simbolico (solo simbolico) della revoca della cittadinanza a Cialdini ma intanto anni fa oltre cinquemila persone chiesero al sindaco di dedicare una strada a Ferdinando II di Borbone e ancora oggi si preferisce dedicare strade ad Armstrong o a Berlinguer o (con tutto il rispetto e l’affetto) a Mario Merola e non al re dell’orgoglio e dei primati napoletani.
Di Fiore : Le scelte sui nomi da dare alle strade cittadine sono sempre discrezionali e non dettate da regole, né leggi. Sono determinate da momenti storici, sensibilità in mutamento, decisioni politiche. Basti pensare, per fare un esempio, come largo Aurelio Padovani (esponente del fascismo movimentista morto per il crollo del balcone della sua casa a Santa Lucia) sia stato trasformato, alla caduta del fascismo e dopo la guerra, in piazza Santa Maria degli Angeli. La storia è continuità, è vero, ma i luoghi di una città sono simboli legati a memorie, valori ed esempi che interpretano umori generali legati ai diversi periodi storici. In quest’ottica, ci stanno, quindi, anche i cambiamenti di nome di piazze e strade cittadine attualmente intitolate a personaggi legati al Risorgimento

Coppola : Beh la revoca della cittadinanza di cialdini è un piccolo passo, anche se molto significativo, sul resto sono a conoscenza che ci saranno a breve delle novità ma il cammino resta tortuoso in virtu’ delle considerazioni esposte in precedenza poiché la cultura identitaria resta marginale in questa coalizione, trovo assurdo che la nostra lingua non venga insegnata nelle scuole (almeno come corsi integrativi) e soprattutto porrei attenzione al bilinguismo, trovo inconcepibile che ci sia in Irlanda in Scozia ed in Valle d’Aosta e non in una area metropolitana che ha radici storiche e culturali ben più delineate delle realtà che ho citato.

Dicè : Con la toponomastica siamo in una fase di avviata normalizzazione del pensiero. Le faccio un esempio. Come reagirebbe la morale comune se mia figlia studiasse all’Istituto Professionale Stalin, in via Adolf Hitler n° 5?
Cambiare il nome delle cose è il punto di arrivo di un percorso tortuoso.
Bene l’aver aderito (la proposta iniziale non è del sindaco), alla revoca della cittadinanza onoraria a Cialdini. Avremmo preferito che si chiarisse meglio ai Napoletani il perché. Crimini contro l’umanità è termine troppo vago.

 

La “giornata della memoria” sembrava la strada giusta e dignitosa per ricordare il nostro passato, ma ancora oggi questo desiderio ci viene negato questa volta ad opera di una Commissione voluta da De Magistris che la boccia per la paura di “rotte culturali oscurantiste”, è possibile?

De Crescenzo
: Quello che più colpisce dell’ultima seduta della commissione culturale comunale che avrebbe dovuto dare un parere sulla giornata della memoria è il tono offensivo e carico di disprezzo: i “briganti criminali”, “le rotte oscurantiste”, la negazione dei massacri e della colonizzazione del Nord ai danni del Sud sono segnali chiari e precisi che portano al rifiuto della “giornata della memoria”. Del resto espressioni simili De Magistris le usò anche lui nel 2011 nella introduzione di un libro sui 150 anni dell’Italia unita: se ha cambiato idea, se non condivide le tesi della sua commissione, se vuole (davvero) iniziare un percorso di sindaco (davvero) meridionalista ce lo faccia sapere in maniera chiara. Del resto se non si è pronti neanche per una giornata dedicata alla riflessione e allo studio dell’unificazione italiana, come potrebbe dire di essere un sindaco meridionalista?

Di Fiore : A quanto ne so, la commissione consiliare Cultura non ha bocciato l’ordine del giorno presentato dal M5S in Consiglio comunale, ma lo ha rinviato in aula per una formulazione e discussione più approfondita. Io stesso ho sostenuto, nell’audizione tenuta nel corso della prima seduta della commissione riunita a discutere sull’ordine del giorno del M5S, che le motivazioni per istituire una giornata della memoria, legata al ricordo del sangue versato dal Sud negli anni dell’unificazione, andavano formulate in maniera articolata, non dimenticando il tributo da migliaia di vittime pagato nella guerra contadina del brigantaggio. E ho anche ipotizzato una data di ricordo che, cronologicamente, includesse le vicende del brigantaggio e gli eccidi di quel periodo più volte ricordati, successivi al 13 febbraio del 1861 che fu invece il giorno della resa di Gaeta precedente al conflitto civile dei briganti-contadini. Da cittadino onorario di Pontelandolfo, riconoscimento di cui sono orgoglioso, non posso non ricordare, ad esempio, che il pluricitato e famoso eccidio della cittadina sannita avvenne il 14 agosto del 1861. Sei mesi dopo il 13 febbraio.

 

Coppola : Bisogna sgombrare il campo dagli equivoci, de Magistris ha il merito di non prendere ordini dai partiti nazionali ma la cultura identitaria diventa azione politica con una forte rappresentanza istituzionale che rebus sic stantibus è pressoché impossibile, poiché questa coalizione (lo ripeto) ha dentro verdi rossi bianchi e non è pacifica la deriva identitaria che noi ci auspichiamo. Nel caso di specie il presidente di questa commissione è una tale Elena Coccia ,persona rispettabile, ma militante di rifondazione comunista con quindi altre priorità politiche, cercherò per quanto mi compete di sensibilizzare il consiglio comunale sul tema ma resta il rammarico di quanto è accaduto alle scorse elezioni: avevamo un occasione.

Dicè : Si può riconoscere l’onore della memoria a chi sino ad ieri (e forse molti in quella commissione oggi), negano l’esistenza? Esiste la Napoletanità o è invenzione di “retrogradi borbonici” che non capiscono che era inevitabile estinguerla, anche con la forza, nell’italianità? Se nella mente della gente si istilla il dubbio che Napoletanità e Italianità non sono autoincludenti, ma identità distinte, cosa può succedere? De Magistris che è meridionalista giacobino, quindi unitarista, sovrappone le battaglie identitarie con le sue e questo è tutto il suo meridionalismo. Aspettarsi altro, sapendo che il 90% dell’elettorato della sua coalizione non è meridionalista, ed il restante 10%, non ha rappresentanza diretta, è davvero troppo.
Resta il merito, non voluto e non richiesto, dal sindaco di essere coinvolto in un dibattito dai risvolti identitari non comune sui media.

Patrizia Stabile per il Roma del 27 aprile 2017

 

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