Il meridionalismo per Eleonora De Maio

Eleonora De Maio: «Il meridionalismo che non è soprattutto economico? Solo folclore»  

 

A metà ottobre è nata “Partenope Ribelle”, un forum in cui cittadini e membri delle istituzioni elaborano insieme proposte di politiche cittadine. Tra gli animatori, la consigliera Eleonora De Maio (nella foto), militante in “Insurgencia” ed eletta in DeMa.

Consigliera, che spazio ha il meridionalismo in “Partenope Ribelle”?

È centrale. Molti attivisti di “Partenope Ribelle” fanno un discorso meridionalista, col presupposto che c’è una subalternità di Napoli, del meridione… Le condizioni materiali della città non migliorano, il turismo, le sue economie non hanno ricadute dirette sul benessere dei cittadini… Il meridionalismo, per “Insurgencia”, va inserito in un discorso sulle condizioni economiche del meridione… Spesso invece, lo si confonde con un approccio culturalista, la nostra specificità non è valorizzata e diventa folclore… Il boom turistico, se non l’associ alla redistribuzione di ricchezza, se non contrasti la gentrificazione (l’allontanamento o sostituzione della popolazione meno abbiente da parte delle classi medie, a causa dell’aumento delle attività economiche- ndR) del centro, né fai un discorso meridionalista, né tuteli la città.

A Napoli come si possono aiutare i cittadini?

Il Comune non ha soldi per creare occupazione e redistribuzione del reddito, però può facilitare i processi… Nel turismo può frenare i monopoli e favorire una redistribuzione reticolare della ricchezza… Può arginare il lavoro nero, penalizzare coloro che, pur guadagnando molto col turismo, non regolarizzano i lavoratori…L’amministrazione ha convogliato su Napoli due miliardi del governo e dell’Europa col Piano per Napoli, il Piano di rigenerazione per Scampia… In questi progetti vogliamo far inserire la clausola sociale, per impiegare i disoccupati del luogo, a Scampia come altrove.

Già, le periferie…

Sin dal primo mandato, quest’amministrazione ha avuto la prassi, ancora operante, di sostenere gli attori sociali delle periferie… Non è possibile far arrivare tutti gli impulsi per il riscatto fino alle periferie dove, però, c’è un tessuto associazionistico fiorente, in grado di indicare le cose da fare o di sollecitare interventi. Ma se ci sono problemi, come ora, la periferia viene messa in secondo piano… Questo meccanismo va invertito, tutte le zone devono essere centrali…

Dopo “Napoli Autonoma”, “Partenope Ribelle” … E poi?

Quando diciamo “città ribelle”, pensiamo che dalle città si possono occupare le istituzioni locali con l’aiuto dei movimenti, delle realtà sociali, in contrapposizione ai governi nazionali ed europei… “Partenope Ribelle” va intesa così… L’emancipazione dei Napoletani nasce in primis dal riscatto economico perciò non mi convincono i meridionalistici che ne fanno solo una questione culturale… Solo così si può avere un discorso realmente autonomista… Una vera città autonoma fa in modo che i suoi figli non debbano espatriare in cerca di lavoro.

 

Riccardo Bruno

 

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