IL 4 NOVEMBRE, L’AUSTRIA SI ARRESE, NOI FESTEGGIAMO.

 

«Ma ‘sto Vittorio Veneto addo’ cazzo sta?” esclamò Armando Diaz.

Fra ironia e realtà, vi spieghiamo perché.

Erano le 11,15 del 23 ottobre 1918, da li a pochi minuti, sarebbe iniziata la “riscossa” , la vittorio di Vittorio Veneto, che avrebbe sancito la vittoria sull’Austria.

Nella casamatta di comando, due Colonnelli Piemontesi si scambiavano opinioni su quella guerra infame, sulle razioni alimentari marcite nel fiume e sul “re”. Proprio in quei minuti, accompagnati da un piccolo contingente alleato, gli uomini del generale Caviglia erano partiti per Trento.

“Sai, mi trovo un poco a disagio a dare ordini in Italiano… Quando iniziai la carriera militare, ricordo che mio padre si sorprese che avessero abolito il francese in accademia… Faccio uno sforzo immenso a dare ordini a questi bifolchi del Sud. Ieri ho dovuto piazzare otto carabinieri sulla collina 16 alle spalle dell’assalto e nonostante avessi detto a questi bifolchi che avrei sparato se fossero tornati indietro, quelli sono tornati indietro due volte.”

“E tu che hai fatto?”

“Ho fatto fuoco, che potevo fare. Prima di partire, un certo giornalista Scarfoglio scriveva che per l’Italia allearsi con l’Inghilterra era proprio da stupidi! Se vinciamo al massimo ci danno due montagne, mentre se avessimo vinto con gli Austroungarici, ci saremmo spartiti l’impero coloniale Inglese.”

“E bravo! S’è dimenticato Scarfoglio, che se c’è lo Stato Italiano guidato da casa Savoia, lo dobbiamo ai “fratelli” Inglesi? Se da un lato hanno favorito l’unità dello Stato Italiano, dall’altro stanno favorendo le secessioni dall’impero austriaco. Unità o secessione, fanno sempre quello che conviene loro. Immagina che ad inizio guerra, mentre in Francia i nostri alleati e i nostri nemici si scannavano da un mese, noi eravamo ufficialmente alleati con tutti e due!””

“C’è una cosa che non capisco, perché hanno fatto un terrone capo di stato maggiore? Non sarà anche lui “uno dei nostri” …Col grembiule?”

“Sarà, ma sempre terrone resta… Ma non ho visto tanti delegati inglesi alla sua nomina. Sai che ti dico? Qui le cose si mettono male, mancano cappotti, munizioni, medicine, manca tutto, secondo me hanno eletto Diaz, in modo che se perdiamo, la colpa cadrà sui meridionali e sul loro scarso nazionalismo.”

“Scarso? Nullo vorrai dire.”

“Conosco bene il re, se le cose si mettono male, farà quello che storicamente hanno sempre fatto i Savoia, non hanno mai finito una guerra al fianco di quelli con cui avevamo deciso di iniziarla, tranne se non tradendo due volte.”

“Come sarebbe a dire, se si mettono male? E come potrebbero andare peggio? Sono scesi dalle montagne, non hanno più ostacoli, ci hanno sbaragliato. Come possono andare peggio?  Io non capisco perché gli Austriaci non avanzano e ci mandano tutti all’altro mondo!”

La porta della casamatta si spalanca, un soldato entra ed urla

“Colonnello, si ritirano, si ritirano”

“Ma che succede!!! Si ritirano, chi si ritira? Li farò fucilare tutti, Terroni di merd…”

“No signor colonnello, gli austriaci, gli austriaci si ritirano”.

“Come, si ritirano? Avvertite il comando generale…- il Colonnello afferra un telefono “Pronto comando?”

“Signore, gli austriaci si ritirano su tutta la linea del fronte, cosa dobbiamo fare?”

Un attendente del Generale Diaz, risponde calmo:

“Un attimo lo comunico al generale Diaz, voi dove siete?”

“In prossimità di Vittorio signore!”

L’attendente al Generale Diaz.

“Generale, a Vittorio le truppe austriache si ritirano”

Il generale Diaz guarda la cartina, la riguarda ed esclamò la frase riportata da Indro Montanelli

“Ma ‘sto Vittorio Veneto addo’ cazzo sta?”

Ma, la parola ‘Veneto’ sarà aggiunta solo nel 1923, dopo 5 anni.

Ma perché Montanelli, ha voluto ironizzare sul “terrone” Armando Diaz, con questo falso storico, ben sapendo che nel 1918, era impossibile per Diaz cercare un nome che non c’era ancora?

Ce lo spiega il generale Enrico Caviglia, che comandava l’Ottava Armata lungo il Piave. Scriverà alla morte di Diaz nel suo diario: “Per tutta la vita aveva svolto funzioni di segretario, e quello era il suo posto… Non intese mai bene perché l’Italia abbia vinto a Vittorio Veneto e al Piave, ed è morto senza saperlo. Ma aveva anche la più grande qualità che un uomo possa desiderare: era fortunato”.

Domani 4 novembre, alcuni festeggiano.

Nando Dicè per il Roma del 3 novembre 2016

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