I padroni delle Autostrade

L’Italia di oggi è unita grazie ai circa 7000 km di autostrada (e 415 Autogrill ) il cui pedaggio fa tenere in piedi 458 caselli, sempre più automatizzati così come prevede il truculento mondo del lavoro. Politiche controverse, cattiva gestione e strategie governative incomprensibili hanno fatto in modo da “cedere” la gestione delle Autostrade, l’ennesimo gioiellino dello Stato italiano, a 26 Concessionari quasi tutti, ovviamente, del Nord (26 imprenditori che si riducono ad un duopolio che fa capo alla famiglia veneta dei Benetton e a quella piemontese dei Gravio che in percentuale scandalosa ,rispettivamente 50% e 20%, gestiscono la quasi totalità della rete autostradale italiana): il primo Governo Prodi intraprese con D’Alema la strada della privatizzazione per l’ “urgenza” di fare cassa senza adottare in maniera preventiva il concepimento di norme capaci di tutelare in maniera legittima ed adeguata l’interesse dello Stato ed in più, quando, dopo cinque anni, visti i risultati positivi e fiutato l’affare che stava arricchendo i Concessionari, si sarebbe potuta fare una salutare marcia indietro o rivedere, quantomeno, gli accordi economici convertendoli in maggiori e più congrui guadagni per lo Stato, il Governo Berlusconi continua le regalie protraendo per alcuni di loro, assurdamente, la Concessione per altri 30 anni consentendo ai titolari di concessioni ( senza colpo ferire e per un mero e volgare “do-ut-des con alcuni venduti politici italiani) d’essere osannati da qualche testata giornalistica asservita come i “grandi imprenditori italiani” senza che le stesse tenessero in mente che la categoria degli imprenditori normali, quelli non protetti da loschi personaggi politici, prevede sangue, sudore e rischi. Le solite cose all’Italiana che oltremodo, con il servirsi di cavilli burocratici e legislativi hanno concesso ad alcuni Concessionari, quasi sempre per mano dei Governi compiacenti, di prorogare ulteriormente la concessione adducendo l’urgenza di nuovi lavori in prossimità della scadenza. Che un’ inutile bretella o un’ipotetica terza corsia possano diventare, assieme a degli ammortamenti lunghissimi ( atti a ritardare il mancato rientro dell’investimento) una giustificazione per il prolungamento delle concessioni (aumentando così sia il profitto che l’importo dell’indennizzo in caso di subentro) è ormai prassi. Ma quanto può essere appetibile una concessione di gestione di Autostrada ? Lo sa benissimo la famiglia di Treviso dei Benetton: secondo le stime di Banca d’Italia ogni singolo KM di autostrada rende mediamente al concessionario 1,1 milioni di euro ( 800mila a totale appannaggio dell’imprenditore),profitti che dal 1993 sono cresciuti del 270%, in quanto l’arbitrario ed incostituzionale aumento dei pedaggi è sempre consentito dai governi. Aumenti che nell’ultimo decennio (mentre l’inflazione cresceva “soltanto” del 10%) sono aumentati, invece, del 24% Grazie ad un cavillo all’interno di una convenzione (che prevede che i concessionari debbano reinvestire fino al 75% degli introiti “solo” se il traffico sulle autostrade che gestiscono è aumentato più del previsto rispetto ai piani di sviluppo) al selvaggio aumento del pedaggio assistiamo alla riduzione degli interventi di manutenzione delle autostrade che non solo si sono abbassati del 40% ma che, che dal 2009 in poi, quasi il 60% dei lavori autostradali sono stati affidati, sempre senza gare, a società controllate o collegate alle concessionarie. . I Benetton (ai quali i Napoletani continuano a pagare, unici al mondo, per una “tangenziale che non tange”,un pizzo per entrare nei quartieri della propria città) che impunemente cedono parte delle quote della loro Concessionaria all’Allianz tedesca e ad un fondo sovrano cinese, e con la liquidità ottenuta comprano pezzi di Autostrade spagnole sono i tanti e tristi padroni di questa Nazione, protagonisti dei soliti giochi di scatole cinesi dove alla fine però i tasselli del puzzle si ricompongono sempre. E sempre ai danni dei poveri e dei deboli.

Patrizia Stabile per il Roma del 5 aprile 2018

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