I boia a volte ritornano !

NO ALLA NOSTALGIA SAVOIARDA

Polemiche a non finire e solite avverse fazioni tra coloro che temono il passato e chi invece ,nel momento in cui sopraggiunge la morte, cerca di cancellare anche le ignobili e criminose azioni compiute dal soggetto  in vita. Così è avvenuto col rientro in sordina, in Piemonte ( con volo di Stato  incluso) della salma di Vittorio Emanuele III, penultimo Re d’Italia, Imperatore d’Etiopia e re d’Albania.

In breve, la cronaca,  vede questa figura storica assai controversa tornare in terra italiana grazie a quella norma che nel 2002  consentì il rientro degli eredi della sanguinosa dinastia. Un rientro in Patria per i discendenti che si rivelò un vero e proprio boomerang per il Governo italiano al quale i Savoia, non paghi di questa benevolenza concessa per volere politico e non certamente per volontà del popolo,  chiesero un oltraggioso risarcimento  per i danni subiti, a loro dire, da un ingiusto esilio. Oggi, invece, tronfi ed agguerriti pretendono la tumulazione del loro indegno avo nel magnifico Pantheon romano , anticamente dimora per gli antichi Romani  di dei e che invece ora vede ospitare, sfregio della sua monumentale bellezza, due dei quattro Re italiani di stirpe sabauda. Ed è solo grazie alla forte influenza che esercita la  comunità ebraica di Roma se ciò non avverrà, forse.

Re Vittorio Emanuele III, sposato con Elena di Montenegro, apostrofato da un intellettuale di destra, Ezra Pound, “quel mezzofeto”, è stato di certo un cattivo sovrano. Lui, il “re sciaboletta” così piccolo di statura tanto che, per consentirgli di fare il soldato, abbassarono i limiti di statura necessari  per indossare la divisa Lui, abile cospiratore di trame oscure (portate coraggiosamente avanti da un buon revisionismo storico,  seppur cauto nell’accusare in maniera esplicita il Savoiardo, amico e vassallo della Corona Inglese, come i suoi indegni predecessori), si rese protagonista del famoso affare Sinclair,  concessioni petrolifere ad una multinazionale dietro lauto pagamento in azioni della società, un affare davvero inquietante e che  Matteotti, prima di venire ammazzato, stava portando alla luce. Lui, traditore di tutti, così come ben ricordano su una lapide gli abitanti del comune abruzzese di  Ortona “Da questo porto, la  notte del 9 settembre 1943 , l’ultimo re d’Italia fuggì con Badoglio consegnando la martoriata Patria alla tedesca rabbia. Ortona repubblicana dalle sue macerie e dalle sue ferite grida eterna maledizione alla monarchia dei tradimenti, del fascismo e della rovina d’Italia anelando giustizia dal popolo e dalla storia nel nome santo di Repubblica “. Lui, un re inviso al potere e all’intrallazzo che appoggiò guerre, colonialismo e che si rese complice di tante morti, dolore e sofferenza. Lui che appoggiò le leggi razziali, quelle leggi che kafkianamente  consentirono al meridionale di sentirsi uguale al settentrionale, rappresentanti tutti della razza ariana. “Nuje, curti e nire” come tizzoni diventati d’un tratto ariani? Evidentemente è il solito sistema italiano.

Patrizia Stabile per il Roma del 21 dicembre 2017

 

Vittorio_Emanuele_III_


Vittorio_Emanuele_III_

Verso Sud