Diego Fusaro “infiamma” Gaeta

di Nando Dicè per il Roma del 22 febbraio 2018

 

Grande successo dell’annuale raduno neoborbonico svoltosi a Gaeta nel fine settimana scorso. Alle rituali celebrazioni che lì si svolgono , quest’anno,  il mondo identitario esulta per la presenza del filosofo Diego Fusaro.

L’esultanza sembra giustificata, partendo dalla platea. Innegabile l’abbassamento dell’età media dei partecipanti, innegabile la crescita di un intero ambiente che,  forse consapevole del momento propizio,  conserva tutte le caratteristiche distintive delle manifestazioni nostalgiche degli anni precedenti, ma che svolte in un contesto , composto e sempre più di spessore, assume elemento forte di identità e non più distrazione folkloristica.

Culturalmente il mondo identitario ha sempre espresso intelligenze profonde (come non ricordare a poco più di un anno dalla scomparsa, Pietro Golia), ma poco conosciute nell’ambito del circuito mediatico italiano. Diego Fusaro, Pino Aprile e Gennaro  De Crescenzo  spezzano l’accerchiamento e lo fanno bene. Alternando interventi di sempre maggior profondità e spessore culturale, tutto il contesto s’ alza di livello seppure in un evidente contrasto:  le tesi di Aprile poste a far cavalcare anche dal Meridionalismo l’onda globalizzatrice, sono il contraltare di un Diego Fusaro antiglobalizzato, antiglobalista e dal pensiero antisistemico.  Gennaro de Crescenzo  equilibra , in continuità storica,  l’evoluzione del dibattito, dandone garanzia di continuità,  la stessa che da sempre accompagna la professionalità delle sue ricerche.

Il nome  di De Magistris scompare nei dibattiti di platea e nei cenacoli e capannelli spontanei che sempre accompagnano  un evento che dura più giorni.

L’identità come tema d’attacco più che di coesione interna sembra prevalere.

Tantissime le sigle presenti, con attività  culturali, territoriali, associative, ma anche tanti i movimenti politici e sociali.

Unico grande assente:  il tema della secessione che cede il passo al Giorno della  nostra Memoria nostra, il 13 febbraio, cioè il giorno dedicato dai napoletani ai napoletani vittime del Risorgimento italiano.

Tema “ispido”, che presentato  nella sua brutale realtà è  inaccettabile dal pensiero italiano, ma che esposto nei modi ascoltati a Gaeta resta uno dei temi centrali dell’essere meridionalisti. Tema politico direbbero gli Insorgenti, che insieme alla Macroregione Meridionale e Quota 34% , potrebbero rappresentare una vera piattaforma riformista della proposta politica Meridionalista.

Il tutto logicamente avrebbe una connotazione altamente rivoluzionaria se “incastonato” nel quadro globale esposto da Fusaro.

Il Filosofo interviene sul tema con un approccio che esalta il revisionismo,  tema caro alla platea, lo sfiora per poi esporre in chiave antimondialista  i limiti in cui il pensiero libero dal condizionamento voluto dalla globalizzazione  deve concepire la sovranità dei popoli. Attacco frontale al mondo della finanza globalizzata, recupero dell’identità come valore comunitario, ridefinizione del “bene comune” secondo gli interessi dei popoli e non delle multinazionali e poi chiusura con doppio appello al “cuore” della platea.

Prima stoccata : il  suo richiamo a Martin Heidegger ed a una nascita, lui torinese, che non si sceglie.

Affondo al cuore della platea la citazione di Goethe, con una implicita dichiarazione velata al ritenersi “caldo” come i napoletani, anche se nato nella fredda Torino.

Resta un dubbio, Fusaro resterà come Aprile nell’ambito dell’analisi culturale o si farà promotore di un’azione diretta per rendere realtà le sue parole? Da Gaeta forse esce un’alleanza ideale che può divenire una proposta concreta per i tanti che sono stanchi di aspettare.

I Meridionalisti sembrano non aspettare altro:  le premesse ci sono tutte.

Di Nando Dicè

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