De Magistris, Cialdini e le libertà di un popolo

 

di Dora Liguori

La notizia è di questi giorni: il consiglio Comunale di Napoli, su proposta del sindaco De Magistris, ha revocato la cittadinanza onoraria al Generale Enrico Cialdini a lui conferita- nel febbraio 1861- dall’allora sindaco Andrea Colonna, conte di Stigliano. Nel luglio dello stesso anno Vittorio Emanuele II ebbe a nominare il Cialdini Luogotenente Regio delle province meridionali.  Come dire il re sabaudo volle investire  il suo generale del potere di vita e soprattutto di morte presso le genti del Sud.

Questo, in sintesi, l’antefatto che al momento sta suscitando commenti non proprio positivi presso alcune testate giornalistiche nazionali. Pertanto, non da persona del Sud bensì da semplice cittadino italiano, vorrei, a risposta di determinate polemiche, avanzare alcuni interrogativi: le leggi italiane che regolano i consigli comunali valgono per tutti, compresi i Comuni del Sud, ergo sono liberi questi consigli di deliberare ciò che la loro coscienza impone o sono ancora “sotto tutela” del Nord?

E ancora: perché non dovrebbe De Magistris, nonostante i tanti problemi che affliggono Napoli, non occuparsi anche di avvenimenti lontani che, però, il sentire comune annovera quale offesa alle tante vittime incolpevoli del meridione?

La risposta è una sola e neppure  confutabile: almeno sulla carta il consiglio comunale di Napoli delibera come crede. Inoltre, dire che oggettivamente a Napoli esistano tanti problemi rappresenta  uno dei più ritriti luoghi comuni, valido solo a far tacere le coscienze. Infatti problemi come sanità, ordine interno etc, pur essendo importanti, non possono essere unici (esistono più o meno in tutte le città) e pertanto  abbandonare le restanti esigenze, in specie se morali, questa sì che sarebbe la peggiore delle politiche!

Non si vive di solo pane! Ed è legittimo che ognuno, finché non vada ad invadere libertà altrui, deliberi come crede.

Acclarato questo fondamentale principio democratico, ritengo opportuno passare al cosiddetto resto, costituito nel caso presente dalle gesta del famigerato Enrico Cialdini. E qui, prima di affidarmi a precisi fatti storici, vorrei esplicitare un mia personale opinione sulle azioni di guerra in genere e sul fatto che esistano, a mio giudizio, tre categorie di militari: persone che vivono male se sono costrette a scendere in guerra, e se lo fanno è per dovere o per difendere i propri ideali; persone che, a prescindere da tutto, vivono, con  l’irreprimibile istinto di fare la guerra e in ultimo persone che, come Garibaldi (e qui sarò sepolta dalle polemiche), vivono con il complesso del coccodrillo, ossia fanno la guerra ma poi ci piangono sopra.

Alle categoria dei guerrafondai puri apparteneva Enrico Cialdini (ma neppure Bixio scherzava), e men che mai ebbe la coscienza, sia pure tardiva di un Garibaldi, da lui odiato tanto cordialmente da, senza avere ordini precisi, sparargli addosso sull’Aspromonte; comunque Cialdini, sin da giovanissimo, amava la guerra per la guerra, e, oltre al sangue dei vinti sui campi di battaglia, il sangue delle popolazioni inermi  meridionali,  doveva fungergli, vista la quantità versata, addirittura da afrodisiaco. Il generale, come molti supponenti signori del Nord, senza neppure conoscere il Sud, riteneva, in perfetto accordo con Farini, altro emerito… luogotenente delle provincie meridionali che “questa è Africa! Altro che Italia, i beduini a riscontro di questi cafoni, sono latte e miele” (La frase è di Farini ed è contenuta in una lettera da lui indirizzata a Garibaldi)

Ordunque, forte di queste bellissime convinzioni, Cialdini, ricevuta la cittadinanza dal sindaco (il liberale annessionista Colonna) tanto per “meritarsi” l’onorificenza  comandò al Colonnello Negri di radere al suolo Pontelendolfo e Casalduni, quale rappresaglia per aver i cosiddetti briganti trucidato malamente (e la ferocia non dovrebbe essere mai giustificata) 45 carabinieri del Regio Esercito. A seguito dell’ordine, il Negri così telegrava a Cialdini: “ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”.

Su questa orribile rappresaglia contro donne inermi, bambini e vecchi innocenti, qualche bello spirito non ha mancato di argomentare così di seguito: a Pontelandolfo e Casalduni se la sono proprio tirata. Orbene se ciò bastasse a giustificare tanto disumano eccidio, io inviterei subito a togliere tutte le targhe e le manifestazioni commemorative di quei poveretti delle Fosse Ardeatine, poiché, l’unica differenza che intercorre fra i due miserabili e tragici eventi consiste nel numero delle vittime: 335 contro circa duemila dei due paesi interessati (la cifra totale pare sia ancora per difetto). Pertanto se Kappler fu processato, ed era esecutore di ordini, perché non processare un Cialdini che l’ordine, come direbbe il mitico Catarella di Montalbano, lo aveva dato di “persona personalmente”. Non basterebbe ciò per togliere onorificenze, intestazioni di vie, anzi degradare il Cialdini?

L’azione sarebbe sicuramente postuma ma vorrei ricordare che il danno più grande avvenuto dopo la conquista del Sud, non è rappresentato dalle vittime, o dalle ingiustizie e magari dalla perdita della libertà etc, cose di cui la storia è piena…  il vero danno è stato quello di nascondere tutto, anzi, a suprema beffa, negare tutto l’orrore intervenuto. E chi, documenti alla mano, ha cercato di ricostruire, ad onore delle incolpevoli vittime, almeno una parte delle verità, è subito stato tacitato, da sussiegosi storici, con l’accusa di fare bieco revisionismo. Ebbene si, non occorre avere paura delle parole poiché quando la storia viene tradita con ricostruzioni di puro asservimento al potere, allora ben venga il revisionismo. La storia è materia viva che non mancherà mai di sorprenderci e alla quale è impossibile porre la parola fine. E questo è il compito reale di chi si definisce uno storico: ricostruire con imparzialità.

Ma, a proposito di storia, perché poco si racconta delle iniziative prese dal Presidente del Consiglio Menabrea, circa la  missione segretissima che detto signore ebbe a dare, nel 1868, alla corvetta “Principessa Clotilde”?  No, statene certi, a certi storici questa vicenda non conviene davvero né raccontarla e men che mai approfondirla.

Tornando a De Magistris, avrà sicuramente altro da fare, ma aver proceduto nei confronti di Cialdini, serve almeno, sia pure dopo centocinquanta anni, a ridare attenzione, giustizia e dignità alle vittime di costui. Se poi questo concetto è errato, e Dio mi perdoni l’idea, potremmo sempre consigliare allo Stato d’Israele di conferire, sia pure postuma, una bella cittadinanza ad Hitler. Orrore?

E i morti meridionali, ancorché non ebrei, non meritano identica pietà e rispetto?

 

Verso Sud