ANALFABETISMO FUNZIONALE, UN DRAMMA ITALIANO E, COME SEMPRE, PRINCIPALMENTE MERIDIONALE.

Compra Sud e l’analfabetismo funzionale
 
Le strategie italiane per creare l’acquirente per le aziende del Nord

elina Tizzano

Ma che cos’è un’analfabeta funzionale? Secondo la definizione di wikipedia si definisce “analfabeta funzionale” una persona che pur essendo in grado di leggere, scrivere e compiere i calcoli elementari possiede le seguenti caratteristiche:

  • incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compreso dalla persona comune: articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature…;
  • scarsa abilità nell’eseguire semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita;
  • scarse competenze nell’utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.);
  • conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi;
  • scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente, incapacità a distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono; pertanto, spesso gli analfabeti funzionali sono anche sostenitori di teorie complottiste e/o pseudoscientifiche.

Gli italiani che ricadono in questa categoria hanno in prevalenza più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate, in linea con il loro basso livello formativo. In alternativa sono NEET, ovvero giovani che vivono in famiglia non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione, (dall’acronimo inglese di “not -engaged- in education, employment or training”). La maggior parte di loro vive in famiglie dove sono presenti meno di 25 libri e geograficamente si concentrano nel nord-ovest (30,2%) e nel sud del paese (30, 3%) – (fonte: inaap, su dati Ocse-Piaac). L’alta presenza di analfabeti funzionali nel nord-ovest è bilanciata però dalla presenza di un elevato numero di persone altamente qualificate (29,9%), compensazione che non riscontriamo per le regioni meridionali. Questa condizione rappresenta una delle ulteriori fragilità della struttura socio-economica meridionale, dove non solo l’economia è stagnante ma sono anche meno disponibili, a parità di popolazione, menti brillanti che diano impulso al sistema economico-produttivo o anche solo semplici addetti ed impiegati che siano dotati di capacità medio-alte. Il costo socio-economico che la nazione paga per questo stato di cose è elevatissimo, e questo conduce ad una riflessione che è sintetizzata nella seguente frase: senza il sud l’Italia non riparte. Finchè l’economia nazionale baserà la propria (illusoria) solidità sullo sfruttamento di metà del paese per garantire il benessere (oggi divenuto a malapena sopravvivenza) dell’altra metà, le potenzialità del tessuto economico nazionale saranno sottoutilizzate, mantenute in uno stato latente e non espresse. L’economia nazionale va riequilibrata e il sud deve diventare produttivamente autonomo. Oggi paradossalmente viviamo un una condizione in cui il nord accusa il sud di essere un suo parassita, ma in realtà è, dal punto di vista degli sbocchi di mercato, l’esatto contrario: è il “nord operoso e produttivo” che cannibalizza il mercato meridionale senza il quale andrebbe letteralmente in crisi. E’ un sistema malato, inefficiente e alla lunga dannoso per l’intera nazione.

Tra le strategie che il nord del paese mette in atto per inibire lo sviluppo economico del meridione e potersi così giovare del vuoto produttivo esistente ci sono l’assenza di infrastrutture, il maggiore costo del denaro, e delle coperture assicurative, la costante pubblicità negativa nei confronti delle aree produttive e dei prodotti meridionali. E, non ultimo, un lavoro attento nei confronti dell’alfabetizzazione della popolazione, a tutti i livelli: si fa in modo che le scuole del sud di ogni ordine, comprese le università, ricevano meno fondi anche dinnanzi ad esempi di grande efficienza ed eccellenza; non si fa nulla contro l’abbandono scolastico, anche laddove raggiunge livelli record, quasi le aree in cui si riscontra questo fenomeno non fossero parte del sistema Italia. Non è una carenza casuale, certe inefficienze sono pianificate: le aree depresse del paese dove il tasso di alfabetizzazione è più basso sono e devono essere al sud perché è necessario che il consumatore meridionale non abbia una, chiamiamola così, “coscienza di acquisto”. Le aziende del nord possono felicemente e copiosamente piazzare vagonate di prodotti al sud solo grazie all’ignoranza e alla totale mancanza di consapevolezza degli abitanti meridionali che, imboniti dalla pubblicità e sedotti dalla propaganda pressoché esclusiva dei prodotti del nord si lasciano totalmente dominare commercialmente. Diversamente la gente del sud comprerebbe i prodotti della SUA terra, darebbe lavoro alla SUA gente.

Insomma: se il nord domina commercialmente il sud è anche a causa dell’alto numero di “analfabeti funzionali”. Perché? Rileggiamo la definizione:

[gli analfabeti funzionali sono dotati di] … conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi; [hanno] … scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente, incapacità a distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono.

Il meridionale analfabeta funzionale, quindi, sebbene capace di leggere, scrivere e far di conto, non è dotato del senso critico necessario a comprendere il nesso corrente tra degrado, povertà, disoccupazione, emigrazione e acquisto delle merci del nord.

L’acquirente ideale per le aziende del nord.

Elina Tizzano per il Roma dell’8 febbraio 2018

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