Che il Sud non leghi con Salvini

Matrimonio innaturale per Michele E. Di Carlo e Marino Pagano SUD E SALVINI, NON S’HA DA FARE, NON SI DOVEVA FARE
Ospitiamo l’opinione di due meridionalisti e cultori di storia in merito all’evoluzione del voto al Sud, in funzione anche, ahinoi, filoleghista.

Ecco la voce di Michele Eugenio Di Carlo, agronomo e studioso di storia patria, in specie con riferimento all’area dauna. Tra le tante questioni, ha affrontato e approfondito quella del brigantaggio postunitario in numerose pubblicazioni. “Siamo davvero al paradosso -attacca Di Carlo-. Salvini va in Calabria e si commuove per il destino dell’olio calabrese dicendo che bisogna proteggerlo. E ha ragione! Ma chi ricorda a Salvini che nei recenti accordi commerciali con il Canada sono stati proposti gli oli d’oliva del Veneto penalizzando pesantemente le regioni del Sud che davvero producono olio?”. Il nostro interlocutore tocca dunque questioni focali per il Sud. “Cosa riceve in cambio il Meridione da tutto ciò? L’importazione sfrenata di grano duro canadese, prodotto in ambienti climaticamente non idonei, tanto che per farlo maturare in tempo utile, spesso occorre utilizzare un erbicida (il famoso Glifosate) per essiccarlo. Con il risultato che nell’ultimo decennio migliaia di ettari di coltivazioni di ottimo grano del Sud sono stati abbandonati”. E ancora: “Hanno mai mosso un dito Salvini, la sua Lega Nord, il giornale “La Padania” di cui era direttore?
Dopo che le politiche degli ultimi 25 anni, con la Lega Nord spesso determinante al governo, hanno determinato un aumento del divario nord-sud fortemente preteso proprio dalla stessa Lega Nord, adesso Salvini si pente?
Se anche così fosse, i suoi “compagni” glielo permetteranno?
Che i meridionali che hanno votato Salvini sappiano che nello statuto della Lega si rivendica ancora l’indipendenza della “Padania” e che non sono affatto considerate, nemmeno nominate, le regioni dell’ex Regno delle Due Sicilie”.

Al pensiero di Di Carlo ecco affiancarsi quello di Marino Pagano, giornalista proveniente da Bitonto, firma di “Borghi Magazine” e appassionato anch’egli di ricerca storica, non a caso direttore responsabile della rivista di approfondimento “Studi Bitontini”. “Il voto a Salvini partito dal Sud è ovviamente inconcepibile e intollerabile se letto dall’ottica meridionale e meridionalista -principia il giornalista-. Esprimere preferenza in modo così tanto non trascurabile verso chi per anni ha insultato il Mezzogiorno, ha espresso politiche dell’egoismo localistico contro i cosiddetti ritardi del Sud (la cui origine storica ha certo a che fare con il processo unitario, voluto da un certo Nord), è un qualcosa che va al di là di ogni immaginazione e ci squaderna inesorabilmente il triste stato di abiezione culturale in cui si è giunti“. Ma Pagano ne ha anche per il mondo meridionalista identitario e “neoborbonico”. “Se poi questa direzione filoleghista giunge anche da parte di settori del mondo attivo e da anni sulla breccia del meridionalismo impegnato anche nella giusta rivendicazione storiografica -aggiunge- è chiaro come non possiamo certo fermarci alla condanna, pure netta e senza appello. Dobbiamo cioè chiederci cosa abbiamo originato. A cosa è servito l’impegno in questo senso se addirittura da questi ambienti sono partiti voti alla Lega. Basta andare su certe bacheche Facebook di persone vicine alle tesi revisioniste. La riflessione deve essere chiara e senza sconti. Dove si è sbagliato? In cosa?“. Infine: “Immotivato anche il voto della destra dei meridionali a Salvini. Si vuole più durezza sulla questione immigrati? Si voti al massimo a destra, ma non può pensarsi agli elettori e ai militanti eredi di Silvio Vitale, Angelo Manna e Pino Tosca come sostenitori di Salvini. Proprio non si può“.

per il Roma del 29 marzo 2018

Verso Sud