Calcio, Napoli e Identita': un binomio indissolubile

Giorni fa “Il Sun” ha spiegato che il Napoli dovrebbe vincere il campionato per il bene del calcio. Ma oltre a essere simbolo dello sport pulito, quali effetti ha la squadra sul pensiero identitario? Ne parliamo con Emilio Coppola, noto come “l’avvocato degli ultrà”.

Avvocato, perché questo soprannome?

Ho sempre frequentato il San Paolo; diventando avvocato ho iniziato a difendere qualche amico e negli anni sono diventato il punto di riferimento per chi ha problemi legati a reati commessi durante le partite… Oggi difendo molti ragazzi del Sud.

Il tifo e la costruzione di una nuova identità partenopea…

Le battaglie che avvengono nel calcio oggi sono contro un simbolo del potere settentrionale, delle logiche industriali, contro una squadra di Torino, per giunta. Il tifo si sta rivelando determinante nello sviluppo del pensiero identitario, soprattutto a Napoli. La nostra squadra non è solo simbolo della città, ma dell’intero Mezzogiorno. È un gruppo coeso che fa quadrato con la città e i tifosi stanno sviluppando forte il senso di appartenenza e di identità.

Sempre più allo stadio si stanno vedendo vessilli identitari, bandiere duosiciliane… Come mai?

Frequento gli stadi da anni, i vessilli identitari ci sono sempre stati… Venti anni fa i tifosi esponevano la bandiera delle Due Sicilie, c’è sempre stato un sentimento identitario, meridionalista. Negli ultimi anni si è sviluppato nella curva B che ha esposto striscioni e bandiere duosiciliane… Ma queste iniziative sono state combattute dai vari questori che vedono questi vessilli come un pericolo per il risveglio delle coscienze… Vessilli simili, in Sardegna, a Venezia non sono così combattuti… A Napoli si dà troppo peso politico a questi vessilli allo stadio… Ma si dovrebbe capire che quella duosiciliana è una bandiera che richiama la nostra cultura, l’identità, la storia, da esibire senza paura.

Perché questa consapevolezza c’è nel tifo e non nella politica?

A Napoli abbiamo fallito un’occasione storica alle ultime comunali. Non perché De Magistris fosse meridionalista, ma perché non segue logiche di partito e ciò avrebbe consentito ai meridionalisti di unirsi e di avere una rappresentanza in Comune… I vari momenti meridionalisti non hanno saputo fare sintesi… È stata una sconfitta! Auspico l’unione di tutti i meridionalisti per la nascita di una classe dirigente meridionale… Forse ci governeremmo male, ma almeno saremmo autonomi. Oggi, i nostri rappresentanti meridionali non fanno gli interessi del Sud… Noi potremmo essere incapaci, ma questi sono proprio in malafede…

Riccardo Bruno per il Roma dell’8 marzo 2018

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