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La rivoluzione e il riscatto del Sud passano anche attraverso la musica: Messina docet |
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E alla fine tutti insieme sul palco a cantare “Siamo meridionali” con un Mimmo Cavallo in forma smagliante, energico come sempre, artista come pochi. E con lui, su quel palco, i miei amici rivoluzionari e musicisti… Fabio e Walter Bagnato con i nuovi componenti degli Apulia A3 Project e Raffaele Cardone con i ragazzi che frequentano la sua associazione, Illimitarte, a Villaricca, con Nicola e Ciccio a far da angeli custodi di Bidonvillarik e Panikorchestra (formazioni di giovanissimi provenienti dalle periferie partenopee).
E anche se c’era molta molta meno gente di quella che avrebbe potuto e dovuto esserci, è stata un’emozione grande, colorata come le bandiere siciliane e quella di Insorgenza che sventolavano sul palco alla fine di quasi quattro ore di musica e riflessioni. Credo che come insorgenti abbiamo fatto il nostro lavoro al meglio delle nostre possibilità. Per me già il solo incontro tra queste persone, artisti di altissimo livello, che seguo da qualche anno e che amo profondamente, è stato un momento fondamentale, importantissimo. Preludio – ne sono certa – di altri momenti, altre forme di collaborazione, altra musica, altra riflessione. Perché quando con Maurizio Castagna, fratello di lotte fin dal corteo contro il Museo Lombroso del 2009 a Torino, e con Gianluca Castriciano di “Sicilia ai Siciliani” – conosciuto quest’estate in una rocambolesca serata a Roccella Jonica – abbiamo pensato a questo evento, che abbiamo chiamato SoUnD Ribelle, riassumendo così quello che siamo tutti noi, subito volevamo accostare i temi delle nostre battaglie quotidiane alle note e alla musica di chi, come Mimmo, Lello, Fabio, conduce la sua lotta, la sua voglia di riscatto e rinascita da parte dei popoli del Sud, attraverso il suono e le parole cantate.
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SoUnD@ribelle, a Messina il 18 maggio concerto per il Sud e la Sicilia |
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Un racconto in musica per il Sud. Si chiama SoUnD@ribelle l'evento musicale organizzato anche da Insorgenza civile, a Messina, il 18 maggio 2013. Un viaggio che unisce gli amanti del sud, da Napoli a Messina, sulle note di gruppi e cantanti di altissimo livello, impegnati da sempre - con le loro note - alla valorizzazione delle nostre risorse, alla denuncia sociale delle discriminanti verso il mezzogiorno. Per dirla alla Mimmo Cavallo, tra i protagonisti dell'evento di Messina, "siamo meridionali" che vogliono uscire dal ghetto che lo Stato centrale ha costruito intorno a noi. Musica come denuncia, dunque, musica per raccontare la storia del nostro popolo, musica uguale a identità, musica come trait d'union tra gruppi che si ritrovano per la prima volta eccezionalmente insieme sullo stesso palcoscenico. Ad esempio l'A3, la Salerno-Reggio Calabria, autostrada dello scandalo, è anche il nome di uno dei gruppi partecipanti, gli staordinari A3 Apulia, ma è pure il titolo di una canzone di Cavallo, la Mulopedonale. Perché chi canta il sud, chi lo racconta, chi combatte per il suo riscatto, è unito da un filo affatto sottile... Appuntamento dunque il 18 maggio con SoUnD@ribelle... un racconto in musica sul Sud e per il Sud con Mimmo Cavallo, A3 Apulia, Bidonvillarik e Panikorchestra.
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Dateci la sovranità monetaria e tenetevi i rimborsi elettorali |
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Questa storia dei soldi ai parlamentari è diventata estenuante. Prendetevi il doppio, il triplo o anche il quadruplo: basta che fate una legge sulla sovranità monetaria ed avrete risolto tutti i problemi! Come fate a non capirlo? Come fate a non capire che basterebbe poco per uscire dal guado?  1) Con una semplice tassa sulle transazioni internazionali dell'1% per importi superiori ad un milione di euro, si potrebbero abolire Tarsu, Imu e accise sulle benzine per almeno 10 anni. 2) Con il ritiro delle nostre truppe dall'estero potremmo abolire i ticket sanitari 3) Aumentando i diritti sull'estrazione petrolifera e di gas in Basilicata e Sicilia la Lucania e la nazione siciliana, non avrebbero bisogno di niente altro dallo Stato EquItalia 4) Rintroducendo l'inflazione con la scala mobile reintrodurremmo la tassa più equa al mondo che colpisce tutti in proporzione, costringendo i ricchi a far circolare moneta ed alimentando in modo perpetuo gli scambi ed il commercio 5) Rintroducendo il protezionismo sui settori turistici ed agro alimentari al Sud abbatteremmo la disoccupazione. 6) Defiscalizzando il lavoro vicino casa ridurremmo l'inquinamento ed il traffico.
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Come ti ammazzo il meridionale: piccolo compendio della stampa di regime |
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Prima arrivarono i piemontesi. Lasciando perdere le diverse antologie in tal senso a firma di Giorgio Bocca, capostipite di questo sputtanamento antimeridionale permanente, basta aprire i giornali o guardare le tv nazionali per capire che il luogo comune offensivo nei confronti dei meridionali è cosa sempre più diffusa. Puzziamo, oppure siamo ndranghetisti semplicemente se nati in Calabria. O addirittura si tirano in ballo intere regioni, come la Sicilia, per dire che la vera essenza dell'isola, la più grande e bella del Mediterraneo, è la mafia. Negli ultimi mesi, insomma, qualcosa non torna, se è vero come è vero che l'aggressione diventa sistematica, permanente. Prima il tg Rai di Torino con il giornalista Giampiero Amendola che si era lasciato scappare una battuta, intervistando un gruppo di sostenitori juventini: "E i napoletani voi li riconoscete dalla puzza, vero?" si era lasciato scappare. Una frase che, dopo vibratissime proteste, amplificate da Insorgenza civile e da altri gruppi attivi in questo senso, aveva portato addirittura al suo licenziamento nel novembre scorso. Poi l'escalation degli ultimi giorni. Anzitutto della giornalista Antonella Galli, che su la 7, facendo riferimento alle origini calabresi di Luigi Raiti, l'attentatore disperato di Palazzo Chigi, aveva affermato testualmente: “Essendo di origini calabresi, si presume che abbia legami con la ‘ndrangheta” Infine - ma scommettiamo che non è finita - ancora su La7, di nuovo in diretta televisiva, nel corso di uno speciale su Andreotti con la conduzione di Enrico Mentana, ecco l'ultima: “La mafia è l’essenza della Sicilia”. Autore Giuliano Ferrara, giornalista, conduttore televisivo e politico italiano, direttore del quotidiano Il Foglio dal 1996.
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Se il Maggio Monumenti ignora Monte Echia, la zona di fondazione di Napoli |
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E' partita da qualche giorno l'annuale edizione di "Maggio dei Monumenti" a Napoli, un'iniziativa che tutti coloro che hanno a cuore l'identità e la valorizzazione storica della città non possono che apprezzare. Tuttavia, scorrendo il programma annuale, che esalta quest'anno in particolare Chiostri e Cortili, non può non saltare agli occhi l'assoluta mancanza di attenzione verso la zona fondativa di Napoli, ovvero quel monte Echia che corrisponde alla prima zona d'insediamento della città, la cui storia, che risale al VII secolo a. C., non può prescindere da quella dell'isolotto di Megaride. Monte Echia, più che un monte è una collina, in tufo, sulla quale venne fondato il centro abitato di Partenope. Quel primo nucleo abitativo, baluardo militare, chiaramente legato al mare così come le sue attività commerciali, fu poi abbandonato alla metà del VI secolo. Insediamento satellite di una ben più ampia città, riprese poi a vivere con la fondazione di Neapolis, nel 474 a. C., con il nome di Palepoli. Inglobato poi nel castrum lucullanum durante l'Impero, ospitò i famosi giardini ricchi di piante esotiche e infinite specie di uccelli, fortezza aragonese 'siti Perillos', il monte Echia è stato circondato ai suoi piedi da conventi con giardini e fabbriche annesse, per lungo tempo propaggine della città, tenuta al di fuori delle mura, fino all'ampliamento cinquecentesco dovuto al viceré don Pedro da Toledo. Insomma: un luogo fondamentale per capire e conoscere Napoli, strategico, di profondo fascino, per altro vicinissimo al lungomare liberato. 
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Title: sergio (0:14:47)
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